Palasesto usato come moschea, scoppia la polemica

Silvia Villani

Tirano un sospiro di sollievo i pendolari che ogni venerdì si trovano a passare in piazza Primo Maggio a Sesto San Giovanni. «Domani – dicono – finalmente il Palasesto smetterà di essere una moschea». Per due mesi infatti, la grande struttura sportiva che ospita piste di pattinaggio, palestre e una parete di arrampicata, ha accolto la comunità musulmana dell’hinterland. La «Casa della Cultura islamica» di via Tasso, un grande capannone a pochi metri dalla metropolitana, si è rivelata troppo piccola, tanto che per stessa ammissione del sindaco Giorgio Oldrini, «si sono creati problemi di ordine pubblico dato che molti, non trovando spazio all’interno dell’edificio, si riversavano in strada a pregare».
I vertici del centro hanno allora deciso di affittare per i mesi estivi la struttura data in concessione alla società hockey club Diavoli Rossoneri srl, che dopo «aver avvisato il Comune» ha dato il suo benestare agli incontri. Il «trasloco» ha però acceso le polemiche tra le file della minoranza che si è «sentita presa in giro perché non informata della cosa». An minaccia infatti mozioni nei prossimi consigli e per bocca del segretario cittadino Michele Russo dice che «se ogni religione deve essere libera di professare il proprio credo è anche vero che bisogna garantire la sicurezza ai cittadini». Più duro invece il commento della Lega Nord. «Credo – spiega Marco Rondini, segretario provinciale della Martesana, zona a cui l’ex Stalingrado fa riferimento – che ci sia stato un colpo di mano del sindaco che ha approfittato delle vacanze per dare il benestare a una cosa che ha creato numerosi problemi a chi si trovava a transitare di lì durante la preghiera».
I residenti parlano infatti di «cartoni e bivacchi» e «obbligo di stare zitta e prendere gli insulti quando chiedo loro di lasciarmi libero il passaggio per uscire dal parcheggio antistante il Palasesto». Fi, dopo aver ascoltato i cittadini, promette «di chiedere spiegazioni al sindaco. Credo – spiega Giuseppe Nicosia, vice presidente del consiglio comunale – che bisogna scindere il centro culturale islamico dalla moschea. Non penso sia giusto affittare degli spazi a una associazione che poi li trasforma in chiesa. Ritengo non sia nemmeno tanto regolare che la casa di via Tasso possa essere usata come luogo di preghiera». Tra le mozioni, promette la minoranza, ci sarà anche quella che chiederà a Oldrini a quanto il Palasesto sia stato affittato ai musulmani, per evitare «ogni corsia preferenziale». La promessa del primo cittadino «di cercare insieme ai musulmani una soluzione al loro problema di spazio dato che la struttura dalla prossima settimana non sarà più disponibile» però rischia di infiammare ulteriormente gli animi.