Al Palasharp festa per 800 sposini: «Milano è la città per innamorarsi»

Tante facce diverse, tante storie diverse, tante risposte: per dare, alla fine, tutti la stessa risposta. Perché ci si sposa, oggi, a Milano? Nella fredda, costosa, spietata Milano? Perché ci si lancia come kamikaze, in nome di un sentimento fuori moda, contro le corazzate dell’indifferenza e del caro-pannolini? Martedì sera, Palasharp di Lampugnano. Fuori, il buio e il gelo. Dentro, quattrocento coppie di sposi. Tutti milanesi che si sono sposati nel corso del 2007 con rito civile, nella villa di via Manin, un matrimonio via l’altro, catena di montaggio di auguri e di scambi di fede. Messi insieme - l’occasione è una festa cui sono stati invitati dal Comune - fanno impressione. Perché è palpabile che c’è un sentimento che li unisce, che deve averli uniti per forza: la fiducia. Senza fiducia non si sarebbero sposati, non avrebbero mai messo su un indirizzo, una famiglia, un mutuo ventennale. E sapete, dicono tutti, su cosa è basata questa fiducia? Sull’amore.
C’è dentro di tutto, nel Palasharp, microcosmo della Milano che guarda negli occhi il futuro. Ci sono neosposi di sessant’anni e coppie appena ventenni, quelli che son già nonni di un altro matrimonio e quelli che appena sposati hanno già messo al mondo un marmocchio: «E se non avessimo avuto fiducia nel futuro, le sembra che avremmo messo al mondo questo esserino?», chiede Luca, milanese, mentre culla nel retropalco Jean Luca, due mesi e mezzo, e mamma Jeanie che è brasiliana sta in platea ad applaudire Gene Gnocchi. «É dura, Milano - dice Luca -. Mettere al mondo un figlio qui è difficile. La vita costa, e gli stipendi sono ridotti all’osso. Ma noi sappiamo che ce la faremo».
Non tutti la amano, Milano. Specie tra quelli che vengono da fuori. «Ci siamo sposati qui come ci saremmo sposati da qualunque altra parte, perché stiamo bene insieme e questo ci dà la certezza che andremo avanti - dicono Alex, tedesco, e Goarana, croata - ma Milano è dura e soffocante, e appena potremo ce ne andremo. Anzi, abbiamo già in mente qualcosa». Ma per due con le valigie pronte ci sono due come Aldo e Gemma, 62 anni lui, 54 lei, che si sono sposati quest’anno e Milano non la lasceranno mai: «Io ho provato ad andare via, in nome del verde e della quiete. E non ce l’ho fatta. Sono riscappato a Milano». D’altronde, quale città può mai fare paura a un uomo che con i capelli bianchi guarda la sua donna con occhi da ragazzo e dice: «La fortuna più grande che possa toccare è amare ed essere amati. E noi siamo stati molto fortunati».
Le statistiche dicono che non molti, dei matrimoni celebrati in questo 2007, dureranno in eterno. Ma viste insieme, martedì sera, queste quattrocento coppie dicono che quello che davvero conta è la fiducia, la speranza nel domani. «Sappiamo - sorride Massimo, 31 anni, con accanto Anna, 25 - di avere fatto una scelta impopolare, controcorrente. Ma credo nel nostro amore. E entrambi abbiamo ad esempio la felicità delle famiglie da cui veniamo». «E poi - dicono Mario e Liliana - chi ha detto che Milano è così terribile? A noi sembra splendida. E guardiamo al futuro con ottimismo, perché la speranza nasce da dentro di noi». Perché, come tutti gli altri, semplicemente, si amano.