Palazzo Barberini, il museo si «allarga»

Sono state restituite a un ruolo consono, in quanto non più destinate a cucine e deposito del Circolo Ufficiali, due ampie sale del piano nobile di palazzo Barberini. Dopo l’inaugurazione di dicembre, si conclude infatti la seconda fase dei lavori che porteranno a un recupero integrale l’edificio di rappresentanza della famiglia Barberini, fatto erigere nel 1629. Se il 2006 si era chiuso con la riapertura di otto sale al primo piano, che hanno accolto un centinaio di dipinti del Cinquecento, da oggi i visitatori potranno ammirare una trentina di altre opere poste in ambienti di alto valore storico-artistico, «contenitori» a loro volta di dipinti, decorazioni, sculture, affreschi tra i più significativi del periodo. Ai nuovi spazi, finora mai visitabili, si accede dalla sala dei Manieristi o di El Greco e dal salone di Pietro da Cortona. L’uno ospita i dipinti di Caravaggio e dei caravaggeschi e il secondo le opere dei pittori emiliani: si potranno dunque vedere, accanto alla celebre Giuditta e il Narciso e San Francesco in meditazione di Caravaggio, tele di Borgianni, Saraceni, Gentileschi, Baglione, Manfredi, Vouet, Ribera, Salini, Caroselli. Nell’altra sala trovano collocazione gioielli come la Maddalena di Guido Reni, la Musica di Giovanni Lanfranco, i capolavori del Guercino. Inoltre, un raro affresco staccato che raffigura il Putto dormiente di Reni, realizzato secondo alcune fonti alla presenza del cardinale Francesco Barberini; il prezioso Altarolo in legno, dipinto nel 1603 circa da Annibale Carracci e ora restaurato. Il restauro dei locali è costato finora al ministero dei Beni culturali 20 milioni di euro.