Palazzo Barberini torna agli antichi splendori

Inaugurati i «nuovi spazi» della Galleria nazionale d’arte moderna dove trovano posto Raffaello e Tintoretto

Sabrina Vedovotto

Le più grandi menti dell’architettura del Seicento hanno lavorato a questo capolavoro. Voluto da Maffeo Barberini, divenuto pontefice nel 1623, il progetto di realizzazione di Palazzo Barberini fu affidato in un primo tempo a Carlo Maderno, che si avvalse anche della collaborazione del nipote Francesco Borromini. Morto il Maderno, l’incarico passò a Gian Lorenzo Bernini, del quale possiamo ancora oggi ammirare la splendida esecuzione. La configurazione del palazzo, di taglio assolutamente innovativo, somiglia molto a una villa suburbana, anche in virtù del giardino posto all’ingresso e di quello di maggiori dimensioni, nascosto però sul retro.
Nel 1949 lo Stato italiano acquista il Palazzo, al fine di destinarvi una galleria dove far confluire le più interessanti collezioni di arte moderna, molte delle quali provenienti da doni di famiglie importanti, come i Torlonia, gli Odescalchi e i Chigi.
Nel corso degli anni seguenti è sorto un piccolo «affaire» che ha visto contrapporsi da un lato lo Stato e dall’altro l’Aeronautica militare che in alcuni di quegli ambienti aveva organizzato il proprio circolo ufficiali. Nonostante una convenzione e un contratto non più rinnovati, infatti, il Circolo, che negli anni passati era presente nel Palazzo in virtù di un accordo e di un contratto con la steassa famiglia Barberini, continuava a rimanere nei locali del Palazzo.
Trovata una soluzione al problema, grazie allo spostamento del Circolo stesso nelle prestigiose stanze del Palazzo Savorgnan di Brazzà, posto in fondo al giardino, palazzo Barberini è ora pronto a ospitare tutta la sua collezione, ritornando ad avere la sua vocazione di un tempo.
I restauri, iniziati nel 2004, hanno già riportato ai fasti antichi alcune sale, per la precisione otto. Nonostante l’allestimento compiuto con delle imperfezioni, il colore delle pareti e alcuni quadri appesi al muro con i fili, i risultati dei restauri già visibili, peraltro tutti eseguiti dal Laboratorio di Restauro del Polo museale Romano, che ha sede nello stesso Palazzo Barberini, sembrano però straordinari.
Un percorso che si snoda dal Rinascimento al Manierismo, e che restituisce ai romani, e non solo, la possibilità di ammirare capolavori come la «Fornarina» di Raffaello, la splendida «Sacra Conversazione» di Lorenzo Lotto, la «Maddalena» di Piero di Cosimo, poi Tintoretto, e ancora Bronzino e Bartolomeo Veneto.
Tutte queste meraviglie dell’arte si trovano a convivere inoltre con affreschi realizzati da altrettanti pittori importanti. E così, se l’occhio nella sala dei ritratti indaga e ammira per esempio il «Ritratto di Enrico VIII» di Hans Holbein, continua a farlo anche sollevando il capo e rimanendo basiti di fronte alla spettacolarità degli affreschi di Andrea Sacchi.
Informazioni: Galleria nazionale d’arte antica. Via delle Quattro Fontane 13. www.palazzobarberini.it