Palazzo Chigi difende gli 007: «Fiducia nella lealtà dei servizi»

La preoccupazione della Cdl e i dubbi di Berlusconi: perché proprio ora?

Marianna Bartoccelli

da Roma

Perché proprio ora? Sembra questa la domanda che si fa Silvio Berlusconi alla notizia del coinvolgimento del Sismi nel rapimento a opera della Cia di Abu Omar, l’ex-imam milanese, e del conseguente arresto del capo del controspionaggio dell’intelligence italiana, Marco Mancini. Per l’ex-premier il timore fondamentale è che questa inchiesta possa distruggere quanto di buono è stato fatto dal suo governo in tema di terrorismo. E possa colpire la credibilità dei Servizi nazionali. Un timore che sembra preoccupare anche l’attuale governo al punto che a fine serata Palazzo Chigi con un comunicato di poche righe conferma «la posizione di estraneità assunta dai Servizi e ribadisce la propria fiducia nella lealtà istituzionale delle strutture preposte alla garanzia della sicurezza nazionale». Quasi una sconfessione dell’operato della magistratura lombarda a cui si garantisce comunque «massima collaborazione per lo svolgersi dell’inchiesta in corso». Il comunicato di Palazzo Chigi sembra rassicurare anche il presidente Cossiga che era stato il primo già alle nove e mezzo del mattino a stigmatizzare l’arresto di Mancini. Con una nota aveva ironicamente «ringraziato» il sostituto Spataro e l’intera Procura di Milano «per aver dato un fondamentale contributo alla lotta internazionale contro il terrorismo» e che «si attende oggi un messaggio di Osama Bin Laden di vive congratulazioni e di ringraziamento per il prezioso aiuto alla Jihad islamica».
È iniziata con queste frasi taglienti del presidente emerito la lunga giornata nella quale l’Italia assiste all’arresto di Marco Mancini. Arresto che sembra avere imbarazzato buona parte del mondo politico della sinistra e preoccupato il centrodestra. Così mentre il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, si limita a un «rispettiamo il lavoro della magistratura», il capogruppo del Prc alla Camera, Giovanni Russo Spena, punta subito ad accusare il governo precedente «che era a conoscenza del coinvolgimento del Sismi nel rapimento di Abu Omar da parte della Cia». E così Pino Sgobio capogruppo del Pdci, parla di «ombre e dubbi che da sempre ci sono stati su quel rapimento». Per i Ds prende la parola Massimo Brutti che chiede l’intervento immediato del Copaco, il comitato parlamentare per il controllo sui servizi segreti, che in passato «ha fornito al Parlamento una versione completamente diversa» da quella che emerge dall’inchiesta della procura milanese. Ma anche se chiamato in causa l’ex presidente del Comitato, Enzo Bianco, si limita a dichiarare la sua fiducia alla magistratura e a invocare la istituzione del nuovo Copaco.
Sono in molti a chiedere «una convocazione straordinaria» della Camera, come Rotondi della Dc, o una audizione del governo al Senato, come suggerisce Francesco D’Onofrio dell’Udc. Preoccupato degli effetti che l’inchiesta milanese e gli arresti dei vertici del Sismi possono avere «sulla credibilità internazionale del nostro Paese e sul contrasto alle organizzazioni terroristiche di matrice fondamentalista internazionali che, come è noto, sono presenti anche in Italia», si dichiara Giampiero D’Alia, ex sottosegretario agli Interni nel governo Berlusconi. Mentre l’ex ministro Castelli lancia alla procura milanese una dura accusa: «Il pm Spataro vuole arrivare a dimostrare che il governo italiano era al corrente di questa cosa, quindi il colpevole sempiterno sarà Berlusconi. Credo che questo alla fine sia il teorema che lui mira a portare avanti». C’è chi nel centrodestra teme invece che si tratti di una manovra per mettere in difficoltà Gianni Letta e chi, come il coordinatore nazionale di Fi, Fabrizio Cicchitto, pensa che le iniziative giudiziarie portino come conseguenza «lo smantellamento delle strutture costruite per la lotta al terrorismo». Intanto il caso Abu Omar è approdato al Parlamento europeo, dove da ieri è in discussione la relazione messa a punto dal diessino Claudio Fava sui voli Cia in Italia. Il dibattito si è intrecciato con gli arresti di Milano coinvolgendo in uno scambio di accuse Giusto Catania di Rifondazione e il vicepresidente della Commissione Ue Franco Frattini che ai tempi del sequestro di Abu Omar era ministro degli Esteri.