«Palazzo Chigi ha fatto molto per la capitale»

Anna Maria Tarantino

L’ultimo rapporto del Censis su Roma indicava un quadro in rosa di tutti gli indicatori. Ne parliamo con il candidato sindaco di Forza Italia, Alfredo Antoniozzi.
È il risultato dell’attenzione rivolta verso Roma dalla giunta Storace e dal governo Berlusconi?
«Da un lato non vi è dubbio che i governi regionale e centrale abbiano fatto molto per Roma: sul piano delle infrastrutture e dei trasporti e, per quanto riguarda Palazzo Chigi, con l’avvio di alcune grandi opere, come il completamento della terza corsia del Gra e di alcuni importanti tratti di ferrovie locali. Ma occorre distinguere, perché il rapporto Censis su Roma ha disegnato della città solo le luci e neanche un’ombra. Un peccato, in quanto un istituto di ricerca ha il dovere di presentare un quadro completo. Parlando solo di luci, infatti, il Censis ha consentito al centrosinistra capitolino e a Veltroni di attribuirsi sfacciatamente tutti i meriti. Al contrario, occorre distinguere tra il grande impegno per Roma del governo Berlusconi e della giunta Storace da un lato e la miopia politica e gestionale della giunta Veltroni dall’altro».
Quanto ha influito sulla ripresa dell’economia della capitale l’apertura dei cantieri delle grandi opere pubbliche ?
«In modo rilevante. Anche perché se avessimo dovuto aspettare l’impegno della giunta Veltroni, saremmo ancora chissà dove».
Trainanti anche cultura, beni archeologici, università, turismo, ricerca scientifica, finanza e servizi. Non crede che in futuro necessiteranno di ulteriori promozioni e investimenti, per competere con le più evolute capitali europee?
«Roma è una capitale europea dimezzata. Dal mio osservatorio di parlamentare europeo registro da anni che il Campidoglio ha perso molti treni per richiedere finanziamenti comunitari. Con gli stessi fondi, città come Madrid e Atene hanno rivoluzionato la propria fisionomia, con nuove opere pubbliche, in alcuni casi straordinarie, Roma è rimasta al palo. Quanto agli investimenti per cultura e università, il governo Berlusconi ha fatto investimenti coraggiosi e importanti. Roma non può tornare a volare solo grazie ai fondi stanziati dal governo nazionale. E il Comune dovrà eliminare gli sprechi. Soprattutto per consulenze esterne e stanziamenti per interventi culturali della città che servono a ben poco.
Parcheggi, nuova metropolitana, collegamenti tra centro e periferia. Ci sono i presupposti per concretizzare in futuro queste necessità primarie per la capitale?
«Da candidato sindaco ho seguito il dibattito in consiglio comunale sul nuovo Prg. Ebbene, quanto ho rappresentato personalmente al sindaco Veltroni nel corso di un incontro e quanto hanno richiesto il nostro capogruppo Pasquale De Luca è stato proprio questo: nuovi parcheggi e un raddoppio delle Consolari, per migliorare radicalmente i collegamenti. Forza Italia ha chiesto e ottenuto tutto questo.
L’occupazione romana cresce più di quella nazionale. Come sostenere questo trend positivo?
«L’occupazione cresce perché l’imprenditoria romana si sta dando da fare. Bisogna affiancare gli imprenditori, stimolarli a fare di più, garantendo un nuovo sistema di regole per un effettivo sviluppo della città».
Roma capitale è considerata inferiore ad altre città europee quali Parigi e Londra. Cosa manca per sfatare questa convinzione?
«Non è vero: Roma è una grande capitale della cultura e del turismo. Ma bisogna cambiare e non indulgere in trionfalismi come fa la giunta. Anche sul piano dell’offerta museale e culturale, le proposte sono numerose e stimolanti. Ma non guasterebbe superare qualche grosso spreco per convogliare i finanziamenti verso iniziative durature. Dico no all’effimero, insomma. Infine, anche per quanto attiene ai rapporti con gli sponsor privati di eventi culturali, credo si possa fare meglio e di più».