«Palazzo Chigi scelga il governatore di Bankitalia»

Gian Battista Bozzo

da Roma

Mandato a termine «lungo» (due legislature) e nomina del governatore di Bankitalia da parte del governo. Mario Baccini attende con interesse la relazione sul caso Fazio che Domenico Siniscalco presenterà venerdì al Consiglio dei ministri. Ma ha anche idee piuttosto chiare in proposito: nessuna battaglia di tipo personale sul governatore in carica, premette il ministro centrista della Funzione pubblica, tuttavia la banca centrale è da rimodellare nell’ambito di una più vasta riorganizzazione delle autorità di vigilanza.
Che impressione ha avuto, ministro Baccini, della riunione del Comitato del credito e il risparmio?
«Ritengo molto positivo che il Cicr si sia riunito (dovrebbe farlo più spesso) con all’ordine del giorno un argomento così delicato dal punto di vista politico e finanziario. Il risultato mi sembra sia stato utile, e ora mi aspetto che il ministro Siniscalco riferisca ufficialmente i risultati, faccia le sue valutazioni e presenti le sue proposte. Il governo dovrà assumere una posizione politica sulla complessa situazione che riguarda la Banca d’Italia, tenendo conto che l’istituzione è ingessata, ma evitando allo stesso tempo ogni personalismo».
Questo significa: nessun processo a Fazio, ma neppure lasciare le cose come stanno.
«Un processo è l’ultima cosa da fare. Tuttavia bisogna adeguare la Banca d’Italia ai parametri europei. Il mandato a termine va introdotto, a prescindere da Fazio».
Sarebbe semplice obiettarle che il mandato a termine era stato inserito nella legge sul risparmio ed è stato poi stralciato.
«Essere cauti non è sempre un difetto, tutt’altro. Adesso ci sono i tempi giusti per migliorare l’organizzazione della nostra banca centrale in senso più collegiale, ma tenendo anche conto che ci deve essere un legame più stretto con gli indirizzi di politica economica del governo».
Non c’è il rischio che Bankitalia perda così in autonomia?
«L’autonomia ha un valore se è legata all’indicazione politica. L’azione della Banca d’Italia deve far riferimento, necessariamente, al governo. È quest’ultimo ad avere la responsabilità dell’indirizzo anche nei temi economici».
Sembra di capire che lei non troverebbe azzardato attribuire al governo la nomina del governatore.
«Assolutamente no. Il governo deve far fronte alle proprie responsabilità, e non è uno scandalo se nell’ambito di tali responsabilità l’esecutivo nomina anche il governatore della banca centrale nazionale. Se non sbaglio, avviene così nella stragrande maggioranza dei Paesi avanzati».
Ha un’idea sulla durata del mandato del governatore? La proposta governativa sembra orientata verso gli otto anni, cioè la durata in carica del presidente della Banca centrale europea.
«Vedendo la questione dal punto di vista di ministro della Funzione pubblica, e avendo dunque a cuore la funzionalità degli organismi dello Stato, proporrei un mandato non per un certo numero di anni, ma per due legislature. Se sono legislature piene, fanno dieci anni. Mi pare che sia una proposta con una sua logica».
Durante la discussione della legge sul risparmio si stava facendo strada una riorganizzazione funzionale delle autorità di vigilanza. Poi c’è stato uno stop. Pensa che tutto vada bene così, pensando ai casi Ciro e Parmalat?
«No, io credo che sia necessario rivedere gli assetti delle autorità di controllo. Ma soprattutto, alla luce di quanto è accaduto, sono convinto che bisogna introdurre un elemento essenziale: un rigore di comportamenti massimo, totale. Le vicende di questi anni, non solo nel corso dell’attuale legislatura ma anche della precedente, sono preoccupanti. Gli organismi di garanzia devono funzionare con maggiore efficacia, non possiamo permettere che ne facciano le spese i cittadini-risparmiatori. Un modello di vigilanza all’americana non mi dispiacerebbe, con sanzioni molto più severe ed efficaci a garanzia degli investitori e del mercato».
Lei è il ministro della Funzione pubblica: non è estraneo alla eventuale riorganizzazione delle authority.
«In settembre incontrerò i responsabili delle autorità di vigilanza per esaminare insieme a loro tutti i problemi di funzionamento e di organizzazione interna. Noto che ci sono differenze nei sistemi di nomina fra autorità e autorità, e numerose altre disomogeneità. Mi sembra necessaria una riorganizzazione, anche nelle politiche del personale e delle strutture, tra l’altro per evitare sprechi di risorse pubbliche. Ad esempio, vedo con favore lo scambio di personale fra una autorità di vigilanza e l’altra, a seconda delle necessità. Dopo le consultazioni, vedremo se procedere con un disegno di legge ad hoc, oppure con un intervento all’interno della legge finanziaria».