A Palazzo Chigi spuntano i tornelli anti-fannulloni

Il ministro della Funzione pubblica annuncia che li installerà per
registrare l’ingresso e l’uscita dei dipendenti che lavorano nel
palazzo del governo

Roma - Gli uffici pubblici come gli stadi di calcio. Tornelli elettronici per controllare chi entra e chi esce. Per tenere sott’occhio chi timbra e poi abbandona la postazione. Sembrava impossibile e invece da lunedì prossimo sarà una realtà, almeno per i dipendenti di Palazzo Chigi.

Il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ieri lo ha annunciato nel corso di una conferenza stampa. All’inizio della prossima settimana, la presidenza del Consiglio e i suoi uffici distaccati (alcuni dei quali già forniti del dispositivo) saranno dotati di tornelli, ovvero degli stessi dispositivi elettronici che regolano l’accesso alle manifestazioni sportive. Questa volta, però, non si tratterà di piacere, ma di dovere e le pause caffè fuori dagli uffici diventeranno meno agevoli se non impossibili. Il condizionale è d’obbligo considerata l’abilità italiana nel sottrarsi al proprio posto di lavoro.

Il premier Silvio Berlusconi, che ha partecipato all’iniziativa del ministro, se l’è cavata con una battuta. «Ora i bar della zona sono disperati perché sono tutti vuoti», ha commentato alludendo alla penuria di clientela per gli esercenti di piazza Colonna. E così da lunedì anche il segretario generale di Palazzo Chigi dovrà timbrare come fanno da anni i colleghi del Tesoro.

D’altronde, la cura anti-fannulloni di Renato Brunetta continua a fornire ottimi risultati. A settembre, ha dichiarato ieri, le assenze dei dipendenti della pubblica amministrazione «sono diminuite del 45%» rispetto allo stesso mese del 2007. Un dato in linea con quello del mese precedente e in sensibile aumento rispetto a luglio (-37,1%). Su base annua, ha spiegato il ministro, vuol dire «50mila-60mila lavoratori in più», un vero esercito.

E con l’installazione dei tornelli (previsti già dal gabinetto Dini nel 1996) il trend dovrebbe ulteriormente migliorare. Lo stesso ministro aveva annunciato nell’ultima puntata di Domenica in che il provvedimento sarebbe stato preso a breve denunciando la pericolosa deriva della pubblica amministrazione. «Si continua - aveva detto - ad abbandonare l’ufficio tornando con le buste della spesa e chi lo fa toglie un servizio alla povera gente».

L’effetto-annuncio del piano di riforma della pa, infatti, ha determinato il calo delle assenze (malattie comprese) nei mesi più caldi dell’estate. La prospettiva del licenziamento in seguito alla falsificazione degli attestati di presenza, a dichiarazioni di malattia mendaci (punibili con l’arresto del medico) e per scarso rendimento ha «invogliato» gli impiegati ad attaccarsi alle scrivanie.

E non è un caso se l’indice di gradimento del governo Berlusconi si attesta su valori molto elevati nonostante sia in carica già da cinque mesi. Parte del merito è attribuibile anche al tentativo di rendere più efficiente la pubblica amministrazione. Un impegno che è stato riconosciuto anche da coloro che teoricamente si collocano sulla sponda opposta rispetto al governo. Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, in un’intervista al Giornale aveva definito «ineccepibili» le misure varate dal ministro Brunetta perché «l’abuso di diritti, come quello alla malattia, è vissuto dai lavoratori come un danno». E ancora più stupore aveva destato l’apertura del ministro-ombra dello Sviluppo economico, Matteo Colaninno, che aveva definito lo scossone «indispensabile». Gli appassionati del «cornetto e cappuccino a metà mattina» dovranno farsene una ragione.