A palazzo Durini dipinti e disegni antichi

Quattro lotti molto corposi, per un totale di 193 opere e disegni antichi. Questo è il corpus dell’esposizione che si terrà da oggi venerdì 19 a Palazzo Durini di via Santa Maria Valle 2 di Milano e che culmineranno in una battuta d’asta, organizzata dalla Porro & C.<br />

Quattro lotti molto corposi, per un totale di 193 opere e disegni antichi. Questo è il corpus dell’esposizione che si terrà da oggi venerdì 19 a Palazzo Durini di via Santa Maria Valle 2 di Milano e che culmineranno in una battuta d’asta, organizzata dalla Porro & C., venerdì 23 novembre, nella medesima sede. Stiamo assistendo alla più importante battuta di opere antiche della stagione con opere che vanno dal 1500 al 1800. E se stiamo a guardare accuratamente i lavori esposti ci accorgiamo che scorrono nomi del calibro di Giuseppe Nuvolone, Bernardo Strozzi, Anton Van Dyck, Giacomo Ceruti, Mauro Bettinelli, Lucua Giordano, Il Codazzi, Veronese, solo per citarne alcuni. E che dire dei “Due putti” che aprono il primo lotto della Scuola Lombarda del XVIII secolo e “La Madonna con Bimbo e Santi”, oli su tela di piccolo e medio formato che precedono i “Cantori” della Scuola Olandese del XVII secolo? Opere da lasciare a bocca spalancata per la nitidezza dei colori, per la precisione delle pennellate e soprattutto per lo studio della composizione. A queste meraviglie seguono una bella “Santa Cecilia” di Elisabetta Terani, un olio su tela del XVI secolo, mentre della Scuola Bolognese è presente un’austera “Salomè” del XVII secolo, accanto alla delicata “Santa Martire”, dipinta a Milano tra il 1619 e il 1703. Non mancano capolavori della Scuola Veneta del medesimo secolo, “il suicidio di Didone”, “Deposizione” e “Berenice”. Ma è doveroso anche citare la Scuola Romana presente con diverse opere di carattere sacro, di genere, nature morte e allegorie e Anton Van Dyck con “Sacra famiglia” la cui Madonna sembra essere distratta e al tempo stesso sospettosa, tantè che dira il viso di traverso come se stesse per scorgere qualcosa di preoccupante. La Scuola Bolognese sposa in certi casi delle vedute, mentre quella Genovese e Napoletana, si dedica ai ritratti di borghesi e nobili. Sempre nel campo dei ritratti è esposto “Ritratto di Antonio Tassoni” di Giacomo Ceruti, il cui protagonista si fece monaco benedettini a soli 17 anni nell’anno 1745.

Colpiscono in questa sezione anche due scene pastorali di Francesco Londonio o quanto meno della sua cerchia. Per rimanere nel lotto posiamo lo sguardo su Fausto Zonaro e Roberto Guastalla entrambi pittori del primo Novecento, una stupenda marina sullo sfondo della Moschea di Santa Sofiadi Costantinopoli e una città araba dai toni forti e dai tratti decisi. Particolari i lavori di Pompeo Mariani e Mario Bettinelli. Che leggiadre e serene quelle tele ottocentesche dipinte da Aldo Mazza, Benedict Masson, Licino Barzanti, così come “Ritorno a casa” di Girolamo Induno. Per passare ai lotti 76-117, ossia ai disegni antichi, ci imbattiamo in Agostino dei Magi e in Antonio Carracci, in una “Donna che cuce” di Girolamo Romanino (1484-1559), “Scena di carità” di Giuseppe Nuvolone, “Scena allegorica” di Federico Zuccari e poi ancora opere di Sebastiano Mazzoni, Mauro Gandolfi, Samuel Y. Grimm, Giovan Battista Marcola e una “Madonna con Bambino” di Franesco Guardi del 1774 circa. La Scuola classica introduce a Giacomo Ulisse Borzino con “Scene pompeiane”. Con la seconda sessione si torna alla Scuola,Veneta del XVI secolo, una scena “Sacrificio” apre la Sala dove troviamo anche la Scuola Toscana e Marchigiana cinquecentesca. Di rara bellezza i dipinti fiamminghi del 1500 ai quali segue “Madonna con bambino e due Angeli” del Maestro di tondo Greenville sempre del 1500, merito di Federico Zeri di avere individuato la vera appartenenza, un’artista di straordinaria qualità, così come il Maestro dei Dodici Aèpostoli e quello dei Paesaggi Kress. Ma la mostra prosegue con lo Schiavone, Bagnocavallo, lo Scarsellino e Paolo Veronese con “Madonna con il Bambino e Santi”, un olio,su tavola datata 1548, stimata come base d’asta 60.000 Euro. Giulio Campi è presente con ritratto di un musico, datato 1527 e stimato alla base 40.000 Euro. Si prosegue con Guercino, Vanni, Botti e il “Ratto di Elena” di Orazio Fidani, un olio seicentesco del valore di 40.000 Euro di partenza. Pier Francesco Mola, il Codazzi e Gargiulo riempiono la scena. Il primo è valutato 180.000 Euro.

“Sansone e i filistei” di Luca Giordano così pure Francesco Solimena con “San Francesco prende gli ordini” portano dietro una vecchia scritta che ne determinano l’appartenenza. Per concludere del Procaccini si può ammirarae “sabilla Persica”, un’opera delicata di fine del cinquecento ricac di dati che ricordano gli esempi di Rubens. Domenico Piola, Ambrogio Figino, Ignazio Stern, Francesco Mancini, Giuseppe Bottani, Corrado Gianquinto, Giobanni Panini chiudono questa sessione con una veduta. Alla fine, Londonio, Bazzani, Balestra, Ricci, Rotari, Guardi (con una trasparente Venezia), introducono nuovamente a opere ottocentesche dove emergono Palizzi e Mancini, nonché De Nittis, Nechi e Boldini. Di quest’ultimo, delizioso e leggiadro il dipinto”Due dame in costume settecentesco al pianoforte” quotato di base 300.000 Euro, di grande raffinatezza molto simile alle opere di Giuseppe Baldrighi. Mentre Morbelli chiude l’esposizione aperta al pubbliuco fino alla battuta d’asta.