Palazzo Koch, i saggi attendono spiegazioni dal governatore

«Dobbiamo aspettare che la magistratura faccia il suo corso»

da Roma

Il 29 settembre scorso, dopo la bufera estiva sul caso Antonveneta, il Consiglio superiore di Bankitalia manifestò al governatore «espressioni di fiducia». Da allora, è cambiato l’atteggiamento dei tredici imprenditori, giuristi e docenti universitari che compongono l’unico organismo che - a norma di legge - può sfiduciare Antonio Fazio?
Domanda importante, perché il Consiglio si riunisce domani. Sono passati solo pochi giorni da quando la stampa ha reso noto che il governatore è indagato a Milano per insider trading; e da quando Berlusconi ha annunciato che, sempre domani, il Consiglio dei ministri varerà un emendamento alla legge sul risparmio per rendere governativa la nomina del «numero uno» della banca centrale. Riunione di tipo ordinario, priva di insidie per Fazio; ma che potrebbe diventare straordinaria a richiesta della maggioranza (due terzi) dei consiglieri.
Salvo sorprese, così non sarà. La maggioranza dei consiglieri - dieci su tredici - è stata nominata dallo stesso Fazio, e in un’intervista alla Stampa l’avvocato Paolo Laterza esclude che l’ipotesi di destituzione del governatore possa essere discussa nella riunione di domani. «Non siamo un gruppo di pensionati alla corte di Fazio - osserva - ed esprimiamo le nostre opinioni in piena libertà di coscienza». Tuttavia, è chiaro che non ci sarà alcuna iniziativa avventurosa da parte del Consiglio. «Dobbiamo aspettare che la magistratura faccia il suo lavoro, perché non si può e non si deve procedere sulla base di indiscrezioni», ha precisato l’economista Ignazio Musu, che pure viene iscritto dai giornali nel partito dei «dubbiosi» nei confronti del governatore. Venerdì scorso, in piena bagarre dopo la notizia dell’indagine della Procura milanese su Fazio, il consigliere anziano Paolo Emilio Ferreri, avvocato torinese, ha varcato la porta dello studio del governatore e ne è uscito dichiarando che «non ci sarà nulla di nuovo nel consiglio di martedì».
In realtà, qualcosa potrebbe accadere. Fazio potrebbe sentire il bisogno di spiegare ai tredici consiglieri la sua versione dei fatti. Potrebbe affermare che l’accusa di insider trading è, ai suoi occhi, un’assurdità perché dare per telefono, a mezzanotte e a mercati chiusi, la conferma del via libera all’opa Antonveneta allo stesso Fiorani che razza di insider è, considerando che la nota ufficiale di Bankitalia era pronta per le 8 del mattino successivo? E potrebbe aggiungere che il valore dei doni ricevuti da Fiorani è «trascurabile», esattamente come prescrive il codice deontologico della Banca centrale europea. Sono più o meno quelle cose che il governatore ha detto ai componenti del direttorio - il direttore generale Vincenzo Desario, i vicedirettori generali Pierluigi Ciocca e Antonio Finocchiaro - ottenendo la loro solidarietà.
Da parte di qualcuno dei tredici potrebbe invece essere sollevata - come del resto ha anticipato lo stesso Laterza - la preoccupazione per la futura indipendenza della Banca d’Italia. La nomina governativa dei vertici, e soprattutto il mutamento della proprietà - da privata a pubblica - trasformerebbero Bankitalia in una delle tante authority più o meno controllate dalla politica, paventano i consiglieri. E lo stesso Consiglio superiore, a quel punto, non esisterebbe più.