Palazzo Madama, Prodi sotto di tre senatori

Stando alle dichiarazioni di voto Prodi avrebbe dalla sua 157 preferenze contro 160 contrari. Ma niente è sicuro: Fisichella e Pallaro non parteciperanno, Cusumano ci sta pensando su e... i franchi tiratori?

Roma - Se le regole della politica fossero certe come quelle della matematica per il presidente del Consiglio Romano Prodi non ci sarebbe nessuna speranza di ottenere la fiducia a palazzo Madama. Ma da qui al pomeriggio lo scenario può ancora mutare, come ha già dimostrato l’annuncio del senatore Domenico Fisichella che non parteciperà al voto (ieri aveva fatto sapere che si sarebbe espresso contro). O come quel sibillino "sto riflettendo" pronunciato da uno dei tre senatori dell’Udeur, Nuccio Cusumano, che non scioglie la riserva sul voto di oggi pomeriggio.

I voti contro Sulla carta, e stando alle dichiarazioni di intenti finora esplicitate, la matematica continua a condannare il Professore. L’esito più probabile, al momento, è che la sfida si concluda con 157 voti a favore e 160 contrari. Dai 158 senatori eletti, che in occasione del precedente voto diedero la fiducia al governo, bisogna infatti sottrarre almeno sette consensi. Sono infatti pronti a votare contro: l’ex Prc Franco Turigliatto, i due Udeur Clemente Mastella e Tommaso Barbato (considerato la posizione in sospeso di Cusumano) e Lamberto Dini. Potrebbe invece limitarsi a non partecipare al voto il due senatori di Ld Roberto Scalera, limitandosi così ad abbassare il quorum. Lo stesso potrebbe fare anche Domenico Fisichella. Confermata, poi, l’assenza del senatore argentino Luigi Pallaro.

I voti a favore A sostegno del Professor dovreberro arrivare comunque i voti di sei senatori a vita (tutti tranne Pininfarina) e, forse, quello di Cusumano. Ed è così che si arriva a quota 157. Ai voti dell’opposizione, che a ranghi completi può contare su 156 senatori, si dovrebbero aggiungere quelli di Barbato e Mastella, che però fa sapere di essere in viaggio verso Roma con il medico per un lieve malore. Ma, appunto, le regole della politica non sono così rigide come quelle della matematica. E i colloqui e le trattative fino al momento del voto possono sempre portare a qualche ripensamento o far registrare qualche assenza inaspettata.