Palazzo Marino ha dato il via libera finora a 20 cambi di sede temporanei o definitivi: coinvolto in media un «punto vendita» all’aperto ogni cinque Il Comune sposta altri mercati settimanali

Gianandrea Zagato

È l’elenco che cambia la vita alle massaie milanesi. Venti mercati su novantasette settimanali spostati «trasferimenti parziali o definitivi» in altre strade e piazze ma sempre all’interno dello stesso quartiere. Scelte decise dalla commissione Commercio di Palazzo Marino o, in alcuni casi, dal consiglio comunale con tanto di delibera.
Possibilità prevista dalla legge e spesso sfruttata per rimettere ordine in un sistema, quello dei mercati settimanali scoperti, che troppo spesso è al centro delle critiche dei residenti costretti a sopportare disagi di troppo. Situazioni talvolta esplosive che l’assessore al Commercio, Roberto Predolin, governa cercando «la coesione sia dei commercianti sia dei residenti, comunque consapevoli che le bancarelle sotto casa hanno un effetto calmieratore sui prezzi». Tema bollente che il Comune affronta a Natale pure con l’offerta convenienza: sessanta prodotti di prima necessità in vendita «a prezzi speciali, con una media di risparmio del 29,3 per cento» nei mercati comunali coperti (e nei Superspacci alimentari) dal 15 dicembre.
Proposta davvero niente male e accompagnata «sul fronte della pulizia» con l’«operazione Mercati puliti» che, aggiunge Predolin, «presentiamo oggi insieme all’Amsa per riportare ordine nelle strade prima-durante-dopo». Condizione imprescindibile, dicono i cittadini e gli stessi ambulanti, «disponibili a sostenere la gestione organizzativa e non economica degli spazi» fa sapere Giacomo Errico, presidente della federazione ambulanti della Confcommercio. Ma a Milano c’è anche un altro risultato, dicevamo: «È la nuova mappa del commercio all’ombra della Madonnina, che in parte è già operativa e in parte lo sarà nelle prossime settimane».
Vediamo, dunque, come cambia la spesa della città sapendo che, ogni giorno, a disposizione ci sono qualcosa come sedici mercati. Iniziamo da lunedì, con le bancarelle che da via Trechi sono «temporaneamente» in via Bisnati «per lavori per box sotterranei». Prossimo trasferimento «definitivo» anche da via Eustachi in via Juvara «con riduzione dei posteggi a disposizione degli ambulanti e spostamento «temporaneo parziale» del mercato di via Benedetto Marcello.
Modifica, quest’ultima, che il Comune ha votato all’unanimità approvando quindi una mozione presentata da Carla De Albertis (An) che prevede la riqualificazione dell’area e lo spostamento - al martedì e al sabato - del mercato in via Ferrante Aporti. Trasferimento «definitivo» come per il mercato di via Cima che sloggia in via San Benigno, «anche qui riduzione di cinquanta posteggi» e «riqualificazione dell’area» di via De Capitani con conseguente sgombero «parziale». «Parziale» come in piazzale Martini-Ciceri Visconti-Insubria per «costruzione box sotterranei», mentre per via Zuretti e via Borsi c’è la riqualificazione con «riduzione degli spazi, rispettivamente di 13 e di 21 posti». Ritorna, di giovedì, il mercato di via Calvi che si era trasferito in via Concordia. È in programma invece il trasferimento da via Agilulfo in Neera «con riduzione di 20 posti» e, sempre di venerdì, lo spostamento «definitivo» da via Val Cannobina in Cabella.
Non finisce qui: di sabato è previsto il trasferimento temporaneo «per box» da via Betulle a via Ulivi e l’istituzione di un nuovo mercato in via Trasimeno, mentre da via Cicciotti è «prossimo» il trasferimento «definitivo per lavori MM». Quadretto che si completa con la riqualificazione di piazzale Lagosta. Interventi che toccano spesso l’ampiezza complessiva dei mercati («sono 10.800 i “posteggi” in città, dove operano 3.350 ambulanti con licenza») ma che, comunque, limitano la possibilità di intervento del Comune: infatti, secondo la legge «la concessione del posteggio mercatale ha durata di dieci anni» e «può essere rinnovata con semplice comunicazione dell’interessato». Come dire: a fronte di una spesa di tremila e poco più euro all’anno, tra affitto e tasse, si ha diritto a una titolarità a vita. Norma che fa a pugni con il buon senso.