Il Palazzo ora si sente sotto assedio Sospetti sul «regista» De Benedetti

La teoria: manovra populista per bruciare chi può scalzare Prodi

da Roma

Il Palazzo quando si sente sotto attacco vede sempre trame oscure, complotti, alambicca e almanacca sul cui prodest e sugli effetti nel risiko della politica. Così la copertina dell’Espresso dedicata a “Casa Nostra” non è più quella che dovrebbe essere - un bell’esempio di buon giornalismo - ma un pezzo importante di un sinistro mosaico che serve a qualcuno per danneggiare qualcun altro.
Ecco dunque nel deserto di fine estate di Camera e Senato aleggiare il fantasma del king maker della sinistra italiana: Carlo De Benedetti. L’Ingegnere per l’Unione che tiene famiglia sarebbe «l’orchestratore di una manovra anti-casta» che ha l’obiettivo di far diventare la slavina una valanga, tanto grande da impedire a qualunque «riserva della Repubblica» di salire in corsa sulla poltrona di Prodi in un governo istituzionale prossimo venturo. Per gli amanti del genere fantapolitica il bersaglio numero uno della spectre di via Po sarebbe il Presidente del Senato Franco Marini. Per questo - notano i patiti della materia - l’ex segretario generale della Cisl se la sarebbe presa più di tutti gli altri: presentarsi all’ingresso di Palazzo Chigi con il biglietto da visita del cartolarizzato privilegiato non sarebbe più possibile. E allora avanti un altro. Chi? Veltroni? Non se la passa benino. Dopo 48 ore di silenzio è dovuto passare dai fasti del Partito Democratico ai nefasti del suo appartamento in via Velletri a Roma. Brutto segno per la sinistra, l’affare colpisce dritto il cuore della «diversità antropologica». Certo è che la presunta operazione neocentrista da Svendopoli esce con le ossa rotte: Pier Ferdinando Casini ha in portafoglio un palazzo intero, Clemente Mastella quasi, Franco Marini vanta un appartamento e Nicola Mancino (fa il vicepresidente al Csm ma resta sempre un azionista di riferimento della Margherita) converte in euro il suo investimento in lire sul mattone. Il forum online dell’Espresso ringhia la rabbia del popolo della sinistra e chi è abituato a far di conto sui tamponamenti altrui scommette che la soluzione istituzionale per disarcionare Prodi si allontana. «L’estate sta finendo/e un anno se ne va» cantavano i Righeira, solo che finisce nel peggiore dei modi per colpa dell’editore del Gruppo Espresso che fa suonare ai suoi giornalisti la grancassa della band anti-Casta. Scenari, visioni, giochi di sponda e «un mezzo toscano masticato, tormentato e spento» per una storiaccia che in fondo è semplicissima: L’Espresso ha fatto un buon colpo e i politici pensavano di non dover danzare il ballo del mattone.