In un palazzo pericolante per cinque anni: 13 famiglie a «rischio-crollo» senza saperlo

Fate un salto indietro nel tempo e immaginate che sia il 23 giugno 2008, data in cui ricevete una lettera dal Comune di Milano, settore gestione patrimonio abitativo pubblico, in cui si dice che lo stabile in cui vivete è «inagibile e inabitabile». Ragione per cui vi si ordina di sgomberare l’immobile entro 15 giorni dal ricevimento dell’ordinanza. Rileggendo con più attenzione i fogli, vi accorgete però di un dettaglio. E cioè che l’inagibilità e inabitabilità della vostra casa è stata dichiarata il 20 giugno 2003. Proprio così, cinque anni prima. Sottoscritta con tanto di atto della Direzione centrale tecnica del settore Edilizia residenziale pubblica. Accade in Ripa di Porta Ticinese 83, dove tredici famiglie hanno vissuto per cinque anni con il rischio che gli crollasse il tetto sopra la testa. E sono state avvertite solo l’estate scorsa con l’ordine di sgombero e ora, a distanza di quasi un anno, sono state sistemate - volenti o nolenti - in altre abitazioni. Quasi tutte: ne mancano solo tre, gli irriducibili. «Non abbiamo mai visto quella perizia - spiega Giampaolo Vigolo, tra gli inquilini rimasti nella palazzina dove abita dal 1976 -. Abbiamo solo avuto la comunicazione che era pericolante a giugno 2008. Ma dico: ci hanno messo cinque anni per deciderlo?». A dire la verità, una telefonata prima di quel giorno l’avevano ricevuta. Il primo aprile, all’indomani della vittoria dell’Expo. «Non le pare un po’ strano? - continua Vigolo -. Il dirigente del Comune ci aveva detto che rientrava in un piano di recupero e sperava di usare gli oneri di urbanizzazione per risistemarla, il suo funzionario invece ci aveva fatto capire che la nostra era un’uscita senza rientro e che la casa sarebbe stata venduta ai privati». Ma andiamo con ordine. A dicembre 2005 il ministero per le Attività culturali dichiara l’immobile di interesse storico - artistico e quindi da ristrutturare e conservare. «Le nostre richieste per metterla a posto però - spiega l’inquilino - non sono mai state esaudite». Un ritardo in effetti c’è stato, ammettono dal settore gestione patrimonio abitativo pubblico del Comune. «Il perito aveva detto di sgomberare tutti già nel 2003. Ma c’erano altri funzionari che non hanno dato peso alla situazione e quando è arrivata la nuova giunta ci si è accorti dell’emergenza. Alcune persone rischiavano che il pavimento crollasse sotto i loro piedi». Sul futuro della palazzina, due le ipotesi: «Potrebbe anche essere ristrutturata - dicono dal settore - oppure finire nel fondo per la valorizzazione». Che significa essere messa all’asta e venduta ai privati.