Dal palco gigante solo urla nel deserto: in piazza non si contano mille persone

RomaVada l’«Associazione Amici di Beppe Grillo - Roma» che inalbera con orgoglio il suo striscione bianco con scritta blu, troppo simile a quello dello scandalo, «Napolitano dorme, l’Italia insorge». Passino i «Cittadini di Cava de’ Tirreni pro Apicella», che hanno affittato un pullman per venir qui in cinquanta. La presenza dell’«Associazione nazionale familiari vittime di mafia», che ha sponsorizzato il palco, gli effetti speciali e la maggior parte degli slogan («io so», «io so», «io so») in verità lascia un poco perplessi: come c’entri la mafia con quei tre magistrati «piallati» dal loro stesso parlamentino interno, e con Di Pietro e con Grillo, è arcano. Ok per «I grillari di Rieti», sono a piazza Farnese per il comico d’assalto e il leader di Idv, non certo per catturare grilli da esportare in Cina: hanno infatti il loro bel gazebo bianco davanti all’Osteria del Galletto per raccoglier firme all’ennesimo referendum. E passino anche i cartelli e le bandiere dipietriste, stan lì di diritto come il giornalista Travaglio. Ma l’«Associazione per i diritti del fanciullo» che ci azzecca con questa manifestazione? Che cosa ha da spartire una associazione che dovrebbe occuparsi di bambini denutriti e poco amati, lottare contro ogni violenza sui minori, con Di Pietro Grillo De Magistris Travaglio Vulpio Forleo Apicella e pure Genchi tecnico intercettatore?
Misteri di una manifestazione, quella di ieri, che se non fosse per le cannonate (verbali, s’intende) sparate contro il Quirinale, meritava un titoletto nella pagina degli spettacoli. Quel mega palco innalzato ad abbruttire una delle più belle piazze romane, con tanto di fari, faretti, paillettes, schermo gigante e palchetto frontale per la regia di suoni e luci, è roba da concerti e spettacoli di massa. Esagerato, anche se la piazza fosse stata piena. Invece c’eran millanta persone, e nessuno con le fiammelle da agitare alla comparsa sul proscenio delle star. E da un mistero all’altro, cercate di decifrare questo cartello attaccato alla ringhiera del palchetto: «Vuole soffocare cultura donne lavoro giustizia cos’è?».
A pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si azzecca, insegna una vecchia volpe. Ed è forte il sospetto che quella di prender di mira il presidente Napolitano sia una scelta precisa della regia dello spettacolo giustizialista. Come se, avendo registrato che sparar pallettoni un giorno sì e l’altro pure contro il Cavaliere nero non rende più, ha saturato l’audience, si impone la necessità di trovare un nemico nuovo e più eclatante. E quale totem, meglio di Giorgio Napolitano, per suscitare le ire unitarie di Pdl e Pd e rimbiancare gli angeli giustizieri, soli contro tutti?
Forse non è così. Ma come mai un leader di partito, cresciuto in questura e in tribunale oltretutto, si spinge a rinfacciare al capo dello Stato che «il silenzio è mafioso»? Come mai e in sequenza, tutti gli oratori che sfilano al microfono chiamano in causa pesantemente proprio il Quirinale? Perfino il secondo giornalista, quel Vulpio al quale De Magistris passava gli scoop, se la prende con Napolitano: «Sono venuto qui a dirglielo», s’indigna al microfono, «è o non è il garante dei diritti costituzionali!». E i mille plaudenti sotto il palco? Da non crederci: o erano ammaestrati, o chissà quali rancori ancestrali reprimevano. Tant’è che persino ai «rispettosamente signor Presidente» che scendevano dal palco, si levavano boati e fischi laceranti che nemmeno Berlusconi s’è mai sognato.
E il giallo del «sequestro» dello striscione irriverente? Su quel presunto sequestro s’è innescata la filippica del leader di Idv, ma nessuno tra le forze di polizia ha sequestrato alcunché. Di certo non i carabinieri, che per tradizione stanno zitti e fermi finché non si muove qualcosa di preoccupante. E nemmeno la polizia, perché nel pomeriggio il questore di Roma ha dichiarato che il Napolitano dormiente non era stato sequestrato nemmeno da loro. Semplicemente, «appena individuato lo striscione, il personale è prontamente intervenuto e, a richiesta, lo stesso striscione è stato prontamente riposto». Niente tintinnar di manette, insomma. Banalmente, il funzionario di turno è andato dai due che reggevano lo striscione e bonariamente ha detto: ma ragazzi, vi pare il caso?, non è meglio se lo arrotolate, ed evitiamo problemi? E quelli han prontamente colto il consiglio.
Oddio, è pur vero che se quel funzionario fosse stato meno zelante - ci vuol altro che la sonnolenza, per irritare il vecchio e coriaceo inquilino del Colle - Di Pietro non aveva inneschi per l’attacco, e questa storia ora la trovereste a malapena tra i gossip di spettacolo. Ma poiché ci siamo, dobbiamo andare avanti con la cronaca. C’era un tripudio di tricolori anch’esso esagerato, nemmeno Storace arriva a tanto. I manifestanti poi, erano in gran parte di media età e con look da impiegati pubblici: avran chiesto il permesso dalle 9 alle 14? Novità: i girotondini sono scomparsi o ritirati a vita privata, ora ci sono i «cittadini dal basso», parola di Sirenetta Monti. Che con Grillo, Travaglio e Vulpio, troverete certamente candidata alle Europee. Come Camilleri, del resto.