Il palcoscenico riscopre i mille volti di Pasolini

Nell'introduzione alla sua «Breve vita di Pasolini», biografia "ridotta" dell'intellettuale e artista italiano appena ripubblicata da Guanda, il cugino Nico Naldini racconta che dopo la tragica morte di PPP nel 1975, un numero insospettabile di giovani donne iniziarono a presentarsi a Casarsa. Appassionate tanto da far pensare che avessero avuto un legame personale con il regista, il poeta, lo scrittore, l'uomo, quand'era in vita, mentre nessuna di loro lo aveva mai conosciuto. Appassionate tanto da portare mazzi di fiori sulla tomba e poi farsi accogliere nella vecchia casa di famiglia dalle due zie di Pasolini, Enrichetta e Giannina, e farsi intrattenere per ore dal loro ricco repertorio di aneddoti, fotografie, ritagli di giornale. Rito perpetuato negli anni anche dalle giovani studentesse di Naldini, le quali propongono da sempre un monotematico argomento di tesi per il suo insegnamento di letteratura italiana all'Università di Trento: «La vita e l'opera di Pasolini». Ci sembra che questa sensazione di «vedovanza intellettuale» verso quello spirito corsaro, di tensione, ricerca e opposizione alla realtà preconfezionata, si mostri oggi in molti campi della cultura.
Si è appena svolto a Milano l'incontro con Giuseppe Bertolucci per la presentazione del volume fotografico e dvd «La rabbia», a cura delle Edizioni della Cineteca di Bologna, che vanno in scena in contemporanea due spettacoli teatrali nel nome del grande del Novecento: «Il Vantone», versione pasoliniana del Miles Gloriosus di Plauto, all'Elfo e «Canto popolare», recital poetico su testi di Pasolini per idea e voce di Maddalena Crippa, al Teatro Oscar.
Nel «Vantone» gli echi di attualità di Pasolini si ritrovano nella comicità romana d'avanspettacolo che sa e può essere cialtrona, inventiva e beffarda senza diventare mai "fregnona" né volgare (bella lezione di contemporaneità per certo trash comico televisivo). Il Pasolini riproposto dalla Crippa e accompagnato dalle musiche di Paolo Schianchi, è invece quello viscerale e amorevole della "vitalità disperata" di Poesia in forma di rosa o quello agreste, mitico e sacrale de L'usignolo della chiesa cattolica. Un Pasolini, più che attuale, spiazzante e stimolante, in un momento storico in cui la strada verso la trascendenza e il senso del dolore pare temporaneamente perduta.