Pale eoliche, c’è vento di tempesta sulle Marche

Ritornando all’insidia delle pale eoliche occorrerà decidere, pur davanti a tanta bellezza di natura e di civiltà, se condannare le Marche a una condizione di minorità, rispetto a regioni evolute e rispettose di una tutela che negli anni è stata subordinata, in tutta Italia, alle ragioni «progressiste» delle infrastrutture (autostrade, viadotti e altre mostruosità) e oggi a quelle dell’energia pulita, in nome di un ambientalismo che sembra preoccuparsi della politica energetica invece che della identità del paesaggio. Sono vittime di questo equivoco, evidentemente, il presidente della Regione Marche, Spacca, il senatore Cavallaro e tale architetto Cristini, inopinatamente responsabile del «settore paesaggio» di Legambiente, per i quali le Marche devono restare una regione di serie B. Cristini invita a leggere il testo del Piano Energetico Ambientale Regionale, il Pear, nel quale, per contenere il rischio della centrale turbogas pensata in prossimità dell’Abbazia di Rambona, e incoscientemente approvata dal Consiglio comunale di San Severino, si dà il via libera ai parchi eolici il cui impatto ambientale è catastrofico non meno della deprecata centrale. Per Spacca, Cavallaro e Cristini, le Marche, diversamente dal Veneto, dalla Toscana e dall’Umbria, devono infliggersi la tortura delle pale eoliche e la parte meno intransigente di Legambiente (non tutta per fortuna!) con argomenti sofistici, legittima il nome di una energia pulita che deve essere prodotta con il sacrificio delle regioni più povere, ai piccoli comuni delle quali viene dato un eco-indennizzo, per sopportare che luoghi bellissimi, ma fuori dalle grandi rotte del turismo, vengano sfigurati, perdano identità e memoria. Come il Molise e la Basilicata, le Marche, invece di puntare alla fascia più alta delle regioni evolute, offrono il loro contributo di penitenza, umiliazione e mortificazione. Le regioni belle, colte e ricche non ci pensano proprio a sacrificarsi per produrre energia eolica. Le Marche, in ossequio al Pear, elaborato di sofisticati cervelli, uccidano l’incanto delle valli remote, dell’Eremo delle Macchie, di Castel Raimondo e di Fiuminata, e per dar prova della loro sottomissione a un potere cieco ma benevolo, in quelle plaghe di un’Italia minore, innalzino una torre eolica sul colle dell’Infinito! E avranno il cantore di questa nuova bellezza nel giovane Cristini. Leopardi, per fortuna, non può vedere quello che si sta annunciando per le sue Marche.