Palermo, arrestato nonno-boss: costringeva i nipoti a spacciare

Sgominata l’impresa "a
conduzione familiare" creata da un pregiudicato, finito la notte
scorsa in carcere nel palermitano, insieme ad altre otto persone. Tra gli spacciatori assoldati anche un bimbo di 8 anni

Palermo - C’era anche un bambino di appena otto anni usato dal nonno per spacciare droga nell’impresa "a conduzione familiare" creata da un pregiudicato, finito la notte scorsa in carcere nel palermitano, insieme con altre otto persone. Il bimbo è stato ripreso dalle telecamere piazzate dai Carabinieri del Comando provinciale di Palermo mentre vendeva la droga a un tossicodipendente. Secondo quanto hanno ricostruito i militari dell’Arma, il pregiudicato avrebbe gestito il traffico di droga tra Palermo, Bagheria e Casteldaccia.

Gli arresti effettuati Altre sei persone sono state, invece, denunciate dalla Procura di Termini Imerese (Palermo) e dalla procura per i Minorenni del capoluogo siciliano, che hanno coordinato l’inchiesta dei Carabinieri denominata "Pater familias". A capo dell’organizzazione ci sarebbe stato proprio l’anziano pregiudicato di Casteldaccia, da qui "Pater familias", che nello spaccio aveva coinvolto l’intera famiglia, figli, genero e nipoti. Sono più di duecento i carabinieri coinvolti nel blitz. Sono in corso perquisizioni per trovare stupefacente, con l’ausilio di quattro unità cinofile e di un elicottero. Si chiamava Ignazio Di Paola il nonno che usava il niopotino di appena otto anni per spacciare la droga. L’uomo avrebbe dovuto essere arrestato all’alba di oggi, ma è morto nel luglio scorso per cause naturali.

Un'azienda a conduzione familiare L’uomo, secondo quanto accertato dai Carabinieri, avrebbe avviato una vera e propria azienda familiare, con una precisa ripartizione dei ruoli e delle attività. Ma il prodotto fatturato dalla famiglia SDi Paola di Casteldaccia (Palermo) era la droga: cocaina, hashish e marijuana, per una vera e propria catena commerciale, messa in piedi soprattutto nei fine settimana, attirando soprattutto giovani acquirenti. Proprio dallo strano flusso dei giovani, notato dai militari della Stazioni Carabinieri di Casteldaccia, sono nati i primi sospetti del Nucleo Operativo della Compagnia di Bagheria, che ha progressivamente stretto il cerchio intorno all’organizzazione criminale nel corso di una complessa indagine durata due anni coordinata dai Sostituti Procuratori Rosa Caramia della Procura della Repubblica di Termini Imerese e Caterina Bartolozzi della Procura della Repubblica dei Minori di Palermo. L’intervento della Procura dei Minori si è reso necessario quando è emersa il più inquietante e desolante aspetto della vicenda: tra i diversi parenti ingaggiati nel traffico vi erano adolescenti e persino bambini, impiegati per distribuire la droga per strada.

Le persone segnalate in prefettura Sono sessanta le persone segnalate alla Prefettura di Palermo quali assuntori di sostanze stupefacenti, tra i quali numerosi minori. Di Paola, insieme con la moglie, figli e genero aveva avviato un’articolata struttura criminale per lo smercio dello stupefacente, la cui vendita avveniva presso la propria abitazione e in una sala giochi a Casteldaccia. La cessione della droga avveniva dalla finestre del piano terra dell’abitazione, situata in uno stretto vicolo del centro storico di Casteldaccia, direttamente nelle mani degli acquirenti, che compravano le dosi senza nemmeno uscire dalla macchina, in un sorta di fast food degli stupefacenti. Altro luogo di spaccio era la sala giochi, luogo ideale per rifornire i clienti di passaggio provenienti dalle principali arterie della zona bagherese della provincia di Palermo: l’autostrada Palermo-Messina e la parallela statale 113. Al giro dell’hashish provvedeva direttamente Di Paola senior, acquisendo, tagliando e confezionando le dosi dello stupefacente. La moglie e la figlia, tenevano la cassa, utilizzando i ricavi sia per le necessità familiari, sia per l’acquisto di altro stupefacente all’ingrosso, in un sistema collaudato, in grado di produrre un volume di affari pari a centinaia di migliaia di euro. A tenere le fila dello spaccio i due figli, minori all’epoca dei fatti. Entrambi, oltre a svolgere direttamente l’attività illecita, reclutavano e addestravano altri giovani del luogo che, attratti dal facile guadagno, si trasformavano anche in pony-express della droga per consegne a domicilio. Del traffico di cocaina si interessava, invece il genero della famiglia Di Paola, procurandosi la droga negli ambienti criminali di Palermo e sfruttando per lo spaccio il capillare canale di distribuzione avviato dalla famiglia.