Palermo festeggia lo scudetto di una notte

Nessuno vuole pronunciare la parola proibita. Ma solo per scaramanzia

da Palermo
Palermo sogna ad occhi aperti. E se il capoluogo siciliano non è completamente ricoperto di rosa e nero è solo per un motivo: scaramanzia. A pronunciare la parola scudetto si rischia il linciaggio e, se qualcuno lo fa, attorno a lui è tutto un cercar ferro. Ma non si pensa ad altro, non si parla d’altro. Nei bar, nelle strade, negli uffici, a casa, nelle scuole i palermitani si godono il primato solitario in classifica, parlano, discutono, si infervorano. Sognano. Ma questo entusiasmo – enorme – deve restare nascosto, non si deve vedere, si rischia di attirare la jella, in qualche modo va contenuto. I quartieri del tifo, la Kalsa, il Capo, la Vucciria, Borgo Vecchio non si sono tinti di rosa, come per la promozione in A, o di tricolore, come la vittoria mondiale. Per scaramanzia, solo per scaramanzia, dopo tre giornate di campionato, è ancora presto per esternare «impossibili» sogni (ma nel calcio, anche qui lo sanno, o lo sperano, nulla è impossibile) e i palermitani si rifugiano dietro il loro atavico scetticismo... aspettano. Ma in giro si sentono fare i nomi di Verona, Cagliari, Bologna, Sampdoria, Torino, squadre «provinciali» che pure allo scudetto sono arrivate. Che avevano più di Palermo? Certo la gioia per la vittoria sul Catania, il nemico di sempre, non si può nascondere. E c’è chi è andato in giro in centro a far caroselli per festeggiare il 5-3 sugli «odiati» cugini del Catania. E chi ha trascorso l’intera nottata a inseguire telegiornali e repliche, per il gusto di sentire ripetere «il Palermo è in vetta alla classifica di serie A». Per la prima volta i rosanero da soli, lassù in cima. Una goduria impensabile, anche sino a poche settimane fa.
Il segnale di speranza più forte arriva forse dall’allenatore Guidolin. Mercoledì sera, negli spogliatoi, lui che veste sempre una maglia nera, ha messo la maglia rosa, quasi a voler simboleggiare il primato. Il rosa del giro d’Italia e dei colori del Palermo, piace tanto all’allenatore-ciclista che si sta innamorando di Palermo e che ha perso parte della sua freddezza. E lo ha ammesso, apertamente, ieri sera in un’intervista a Sky Tv: «A Palermo mi sono lasciato prendere dall’entusiasmo, con la gente di qua è impossibile non farsi contagiare».
Comunque questa squadra, giurano tutti, dal sindaco Diego Cammarata al Procuratore antimafia Piero Grasso, è da quartieri alti. Lo è soprattutto per il potenziale tecnico che il presidente Zamparini, un uomo del profondo Nord ma che a Palermo adorano come fosse Santa Rosalia, ha messo a disposizione del suo tecnico. Quando puoi tenere in panchina giocatori come Caracciolo, Diana, Brienza, Biava, potenziali titolari in tante altre squadre di serie A, si ha veramente la misura delle possibilità di questo Palermo, che già, ragionevolmente, può essere (almeno sulla carta lo è) una autentica sorpresa se riuscirà ad assestare la sua difesa.
La vittoria sul Catania - oltre un miliardo di potenziali spettatori in tutto il mondo - è un’altra cosa. Qualche anno fa, dalla curva Nord di Palermo, si levò un grido «forza Etna» a simboleggiare l’augurio che il vulcano, con la sua lava, sotterrasse i rivali. Un odio atavico nato dal campalinismo tra le due più grandi città siciliane. La Palermo burocratica della Regione, degli uffici dei «mancia francu» (mangia a sbafo) di fronte alla Catania operosa che una volta chiamavano «la Milano del Sud». E tutto questo ha finito per contagiare le tifoserie. E ti chiedi se una partita valga cinque arrestati, settantuno denunziati, una cinquantina di feriti, la risposta è no, evidentemente. Ma la stupidità di quattro cialtroni non può rovinare la festa.