La startup per trovare lavoro? Finanziata dai soldi della mafia

Una pluripremiata startup per trovare lavoro che tra i soci aveva un imprenditore che avrebbe utilizzato la piattaforma per riciclare il denaro delle agenzie di scommesse

La startup finanziata con i soldi di Cosa nostra e che ha permesso di scoprire una rete di intrecci utili a riciclare i soldi provenienti dalle scommesse abusive. La Polizia ha dato esecuzione al provvedimento di amministrazione giudiziaria nei confronti di una startup di Terni, in quanto accusata di essere stata influenzata economicamente da un personaggio legato a Cosa nostra. Si tratta della Face4job, società fondata nel 2013 da un imprenditore di Partinico, Benedetto Bacchi, specializzata nel supporto digitale e telematico alle imprese nell'ambito dei processi di ricerca e selezione del personale. Il provvedimento si collega al decreto di sequestro emesso lo scorso gennaio dal Tribunale di Palermo, su proposta del Questore, nei confronti di Bacchi, imprenditore proprietario del 10% della startup umbra. La figura dell'imprenditore di Partinico, nel palermitano, impegnato nel settore dei giochi e delle scommesse online, è emersa nell'ambito dell'operazione della squadra mobile palermitana denominata "Game over" che a febbraio 2018 ha portato all'arresto di 22 persone, confermando l'interesse di Cosa Nostra nella gestione delle sale da gioco e delle scommesse. Indagini che hanno dimostrato come Bacchi sia riuscito, nell'arco di breve tempo, a monopolizzare il settore e realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive capaci di generare profitti quantificati nell'ordine di oltre un milione di euro mensili.

Dallo sviluppo di ulteriori indagini patrimoniali condotte dagli agenti della Divisione Anticrimine è emerso come l'imprenditore abbia reinvestito nella Face4job srl i proventi delle attività illecite realizzate nel settore del gioco e delle scommesse. In particolare, esaminando la documentazione bancaria è emerso come l’apporto di denaro sia stato assolutamente determinante per l’avvio della società stessa; infatti, è stato accertato come Bacchi abbia versato nelle casse della società tra il 2015 ed il 2016, a titolo di “sovrapprezzo sottoscrizione quota parte capitale sociale”, ingenti capitali per oltre 300mila euro con appena il 10 per cento delle quote. Una mossa che gli investigatori spiegano che "non può essere altrimenti giustificata, in termini economici, se non con l’ipotesi della realizzazione di un’operazione meramente finalizzata al reimpiego di capitali di provenienza illecita"

"Sulla base di tali presupposti - spiega la Questura di Palermo, il Tribunale ritenendo sussistente il rischio di ulteriori e perduranti infiltrazioni criminali nella società derivante dal libero esercizio dell’attività imprenditoriale, ha emesso l’odierna misura con la quale ha, di fatto, sollevato dall’amministrazione i rappresentanti della citata società per il periodo massimo previsto dalla normativa, pari ad un anno. In pratica, l’azienda dovrà temporaneamente cedere la gestione all’amministratore giudiziario nominato dalla Autorità Giudiziaria la quale, al termine del periodo, valuterà la sussistenza dei presupposti per restituire o meno la gestione “bonificata” dai rischi riscontrati, ovvero procedere a conseguente sequestro ai fini della confisca. Si tratta, in definitiva, di una misura di prevenzione antimafia che colpisce le aziende che pur non potendosi considerare mafiose risultano aver subito un’influenza da parte di soggetti contigui a Cosa nostra, che è valsa a rafforzarne la presenza economica sul territorio. La sospensione temporanea dell’amministrazione mira, in quest’ottica, a verificare l’idoneità del “sistema immunitario” dell’azienda interessata dall’applicazione del provvedimento a respingere i tentativi di influenza operati dalla criminalità organizzata. Tuttavia, se nel periodo di amministrazione giudiziaria verrà accertato che l’attività economica non è semplicemente influenzata da interessi mafiosi ma si ha motivo di ritenere che l’impresa sia il frutto di attività illecite o ne costituisca il reimpiego, potrebbero ravvisarsi eventualmente i presupposti per la confisca dell’impresa stessa".

È stato inoltre disposto il sequestro di 300mila euro versata alla Face4job srl da Bacchi come sovrapprezzo della quota del capitale sociale "in quanto da ritenersi reimpiego delle sue attività illecite reinvestire i proventi delle attività illecite realizzate nel settore del gioco e scommesse".

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