Palestina, Consiglio di sicurezza verso il voto Sette i paesi favorevoli al seggio Onu per l'Anp

Sarebbero sei o sette i paesi membri favorevoli alla mozione palestinese per l'ottenimento di un seggio al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Perché la mozione passi servono 9 voti, ma gli Usa promettono di utilizzare il diritto di veto

Gerusalemme - Non cambia l'intenzione della Palestina di presentare la richiesta di riconoscimento come stato membro della comunità internazionale. Il presidente dell'autorità palestinese Abu Mazen continua sulla sua strada, cercando i voti che mancano perché passi la richiesta palestinese. Una vittoria della mozione porterebbe però solo a un riconoscimento formale dello stato palestinese, in questo momento osservatore permanente all'Onu.

Sette paesi favorevoli all'Anp Sarebbero già sei, per altre fonti sette, i paesi che avrebbero garantito l'appoggio alla richiesta palestinese, sui quindici che siedono nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un numero non sufficiente a garantire il passaggio della mozione, al quale si potrebbero aggiungere Gabon, Nigeria e Bosnia-Herzegovina, paesi con i quali l'Anp sta intessendo in queste ore un'importante scambio diplomatico e che tuttora non hanno comunicato la propria posizione. Se tutti e tre i paesi aderissero alla proposta portata avanti da Abu Mazen, con dieci voti a favore la mozione potrebbe essere approvata, a patto che i paesi con diritto di veto non si facciano sentire. Tra di essi gli Stati Uniti, che, in caso di maggioranza favorevole ai palestinesi, hanno promesso di porre il veto sulla questione. Ma il paese di Obama non è per altro l'unico a essersi schierato contro il seggio palestinese. Sulla stessa linea d'onda si trovano anche Germania e Colombia. Incerta la posizione della Francia, che non si è ancora pronunciata apertamente. Sono in corso incontri tra Abu Mazen e Sarkozy, nel tentativo di portare la Francia dalla parte dell'Anp.

Ad Abu Mazen servono 9 voti a favore Difficile che alla Palestina sia riconosciuto il seggio al Consiglio di sicurezza, anche se indubbiamente già una maggioranza rappresenterebbe per Abu Mazen una vittoria politica non indifferente. Ogni decisione presentata al Consiglio di sicurezza, per essere approvata, necessita di 9 voti a favore, che a sentire il ministero degli esteri dell'Anp, Riad al-Malki, sarebbero ormai sicuri, con l'approvazione quasi certa del Gabon e un voto favorevole tra gli incerti Bosnia e Nigeria. D'altro canto le autorità palestinesi sono consapevoli del tentativo in atto di erodere il consenso nei loro confronti.

"Incontriamoci negli Usa" Israele e Stati Uniti starebbero lavorando freneticamente per portare dalla propria parte i paesi che non si sono ancora pronunciati sulla vicenda, come il Portogallo, che avrebbe ormai deciso di schierarsi contro i palestinesi. L'adesione dei tre paesi ancora incerti alla posizione di Israele sarebbe importante per non portare gli Stati Uniti all'utilizzo del diritto di veto, imbarazzo che il governo di Washington si eviterebbe volentieri. Dal canto suo Israele si è fatto avanti, proponendo al leader dell'Anp incontri bilaterali negli Stati Uniti, in cui discutere della questione palestinese, a cui Abu Mazen ha risposto affermativamente, sottolineando però di avere accettato "solo per ragioni di protocollo diplomatico" e ponendo come condizioni per la riapertura di negoziati il congelamento degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.