Palestina, dalla faida alla guerra fredda tra Hamas e Fatah

Mentre Fatah e Hamas si fronteggiano, anche il governo ebraico è diviso: l’opposizione chiede un’offensiva decisa
anti-estremisti. Rapiti e liberato direttore di una Tv
araba. Nuovi raid sulla Striscia dopo il lancio di 100 missili su
Israele

Un piede dentro e uno fuori. Come chi non sa decidere. Come la scorsa estate in Libano, quando l’aviazione colpiva dal confine a Beirut, da Beirut alla frontiera siriana, ma carri e truppe esitavano a disarticolare la macchina militare di Hezbollah. Stessa storia a Gaza, anche se le buone ragioni di tante esitazioni sono proprio il Libano dello scorso luglio. Il fantasma dei missili però avanza. Presto, prevede la polizia israeliana, anche le spiagge di Ashkelon, una decina di km più a nord, saranno a tiro.
Le statistiche non incoraggiano all’ottimismo. Settanta missili su Sderot e sul Negev da venerdì scorso, nove ieri mattina, trenta giovedì. Il ministro degli Esteri Tzipi Livni, in vena di successione, promette il pugno di ferro, ma Olmert non decide. E tantomeno i generali. Rispondono colpo su colpo, ma rimandano qualsiasi operazione di terra capace di neutralizzare la minaccia. Ieri gli elicotteri hanno raso al suolo due edifici di Hamas uccidendo cinque militanti. Poi hanno colpito un furgone utilizzato per trasportare i missili Qassam eliminando tre militanti e ferendo una dozzina di passanti. Ma si tratta di operazioni limitate. Israele sembra più impegnato a impedire la vittoria di Hamas nella guerra civile con i laici di Fatah che non a difendere i propri cittadini. Sul fronte interno la mossa è politicamente devastante.
A tappare le falle aperte dall’inerzia di Olmert accorrono il miliardario russo, in odore di candidatura politica, Arcadi Gaydamac, e il leader del Likud Benjamin Netanyahu. Gaydamac paga i pullman per l’esodo dei cittadini da Sderot, epicentro delle tempeste di Qassam, e offre soggiorni in albergo a sue spese. Netanyahu visita le zone colpite e offre ricette sicure per offensive limitate ma risolutive. Olmert tace e attende. «Dobbiamo capire - spiegano fonti militari - dove ci porterebbe un’operazione militare».
Il nocciolo del dilemma è proprio quello. Basta radere al suolo arsenali e tunnel per disinnescare la minaccia di Hamas e impedire che l’Idra si riformi? In passato Hamas ha sempre saputo riorganizzarsi e riarmarsi. Soprattutto nella Striscia. Perdipiù Hamas stavolta non punta solo a sopravvivere, ma a resistere. All’esercito israeliano, reduce dalla poco gloriosa campagna libanese, basterebbe un insuccesso per perdere anche a Gaza la sua leggendaria capacità di deterrenza. Su questo contano le Brigate Ezzedin al Qassam, l’ala militare di Hamas sfuggita ormai al controllo del premier Ismail Haniyeh, e della dirigenza in esilio guidata da Khaled Meshaal. Grazie ai legami con l’Iran e ai maestri di Hezbollah, grazie alle nuove armi, le Brigate Ezzedin al Qassam puntano a un’azione esemplare capace di lasciar sul terreno un buon numero di soldati israeliani o di garantire la cattura di nuovi ostaggi. Basterebbe quella per trasformarli, nell’epica palestinese, negli unici veri difensori di Gaza. Basterebbe quella per affossare la causa di Fatah e dei suoi armati, accusati di aver tradito la causa e di lavorare per il nemico. Tsahal teme insomma di consegnare l’intera opinione pubblica di Gaza ad Hamas, di contribuire involontariamente a decretare la disfatta di Fatah e a trasformare Gaza nel primo embrione di Stato palestinese.
Mentre Israele tentenna, Fatah e Hamas si fronteggiano. Con Hamas costretto a stare allo scoperto e a rinunciare all’utilizzo delle proprie infrastrutture, gli armati di Fatah sfruttano la loro superiorità numerica per dare l’assalto alle roccheforti fondamentaliste. Ieri mattina hanno tentato di sfondare le difese dell’Università islamica, fulcro ideologico della gioventù fondamentalista di Gaza e delle sue avanguardie armate. Fallita la sorpresa, Hamas conferma la sua superiorità militare arginando l’attacco e respingendo il nemico.
Intanto Gaza è nel caos, i morti negli scontri intestini sono una cinquantina. Quelli caduti sotto i colpi israeliani hanno raggiunto i 20. E il direttore della rete satellitare araba di Abu Dhabi nella Striscia di Gaza, Abdel Salam Abu Ashkar, è stato rapito da un gruppo di miliziani di Hamas e rilasciato poche ore dopo. È la prima volta che un giornalista arabo viene rapito a Gaza.