La palestra globale in prova

Maria Vittoria Cascino

Sta dietro la Fiumara, zona Mazda Palace. Un palazzo via l'altro e poi la Virgin. Detto in confidenza, che la conosci sicuro. Beh, no. Però questo «Virgin Active» pronunciato rotondo è già carico di promesse. Di ritmo. Segui il vento. Che a Sampierdarena non scherza se riesce a infilare il canalone giusto. Che ti spinge dritto nel paradiso del fitness strategicamente piazzato ai piedi della Val Polcevera. Vento a parte, ormai ci sei. Perché ci va un sacco di gente alla Virgin. Lo struscio lo barattano con la palestra. Ore di Virgin, ore di pubbliche relazioni, sport e divertimento. Pensi. E tu continui a correre al Righi col berretto sulle orecchie, felpa su felpa da omino Michelin, che se incontri qualcuno fai finta di niente e allunghi con la lingua di fuori. Davanti hai la nuova frontiera del benessere. Le porte si aprono, gli occhi si riempiono di rosso e le borse si tirano dietro quelli che «non hanno più scuse per non stare in forma». Tu di scuse ne accampi. Sempre. Ma forse qui la fatica la senti meno. Sarà il rosso, sarà che tutto è così americano, pardon, inglese, resti lì un po' stordita. Sembra il terminal di un aeroporto, il personale, abbronzato e sportivamente rosso Virgin, smista l'afflusso delle 17.30. Ascolta, indirizza, sorride.
Due anni di vita e già 8.500 iscritti su 4.200 metri quadri, per due piani, votati al raddoppio. Il dato è da analisi sociologica. E l'ipotesi si rafforza quando scopri che Genova ha fatto da test. Come dire se Virgin sfonda nella Superba, andiamo lisci sul resto della Penisola. Lo conferma il direttore generale di Virgin Active Luca Valotta: «La nostra strategia era sbarcare in Italia nel più breve tempo possibile. Genova è stata una partenza buonissima grazie anche alla location ideale dal punto di vista immobiliare». Che significa palazzone dove piazzare tutto su due piani, futuro utilizzo del tetto (con pista d'atletica, piscina, campi da tennis, calcetto, basket e punto ristoro), e ampio parcheggio. Scommettere sui genovesi che cambiano. Giocare sulle alternative che offre il mercato dell'intrattenimento. Ma dove vanno tutti quando non lavorano? In palestra, ovvio.Che più grande è meglio è. Che ti confondi meglio e appartieni al gruppo. Sei Virgin, ok. Movimento uguale divertimento. Eccellente rapporto qualità prezzo, soluzioni per tutti, un po' alla villaggio turistico. Tant'è che dopo Genova, sono partite Bologna, Milano, Torino, Roma e Firenze. Ed entro il 2010 è prevista l'inaugurazione di altri 20 club con l'investimento di 120 milioni di euro e la creazione di 800 posti di lavoro. «Dobbiamo smetterla con la pregiudiziale del genovese chiuso e restio ai cambiamenti - insiste Valotta -. La nostra è un'offerta di tempo libero, un club europeo e innovativo per il mercato italiano. A Genova abbiamo il più alto numero di iscritti rispetto alle altre sedi italiane. Il genovese è più avanti e l'utilizzo del club va su tutta la giornata, a partire dalle 8 fino alle 23».
E chi l'avrebbe detto. Ma a te tutte quelle V continuano a stare strette. Ti guardi intorno per capire cos'è il V-entusiasmo. Perché prima del 12 febbraio 2004 non esisteva nulla di simile a Genova, in Liguria e in Italia. Addirittura 4000 persone iscritte nel genovese a scatola chiusa. Sei ancora lì nel salone d'ingresso e già danno i numeri del fenomeno-colosso con cui hai a che fare. Perché il Gruppo Virgin di Sir Richard Branson, con più di 200 società diverse, è il primo reale esempio di «global brand» del terzo millennio. Sei in soggezione, questi sanno fare il loro mestiere. E globalizzano. Scordati le palestre asfittiche, qui trovi tutto. Cavalchi l'entusiasmo e ficchi il naso in un tripudio di mezzi. Alla reception ti cade l'occhio sui 25 metri di piscina di là dalla vetrata. Su signori e signorine che sguazzano e si spostano in costume. E tu che ti fai il problema di chi c'è e chi non c'è prima di toglierti l'accappatoio. Ma qui è tutta una famiglia, è «il fitness formato famiglia. L'idea di benessere allarga il target di riferimento-insiste Piero Chiappano, responsabile del centro-Ormai fai fitness dai 25 a 45 anni». E se hai un figlio, dai 18 mesi ai 6 anni lo puoi sistemare alla Kidsville, «lo intratterranno gli animatori. È previsto anche un corso d'inglese». Sbirci dentro e due pupattoli stanno colorando. Comodissimo. Vai lì e te li dimentichi, almeno fino a che hai dato l'anima per benino.
Più in là sali due gradini e sei nell'area lettura. Spazio idealmente separato dove se ci riesci leggi, altrimenti navighi in rete o t'affitti un Dvd per casa. Stesso piano, altra area destinata al V-Cafe. E poi l'area relax: luci soffuse, piscinona con idromassaggio, corredata doccia scozzese, bagno turco e due tipi di sauna. E poi il centro estetico V-Beauty. E poi la doccia solare negli spogliatoi. E poi i V-Trainer: «Mi vedi? Ho la maglietta blu e sono qui per farti sudare!» Piano di sopra, l'esplosione della tecnologia applicata alla ginnastica: 5000 mquadri di attrezzature firmate Technogym, cardio fitness, tappeti, cyclette, rowing. «Per evitare l'imbarazzo dello spazio troppo grande, disponiamo gli attrezzi a isola, per favorire il contatto». Osservi e fai sì con la testa. Tant'è l'occhio ti ci cade sulle decine di persone, più o meno giovani, più o meno griffate, più o meno italiane, che arrancano sul tapis roulant con le cuffiette nelle orecchie. Non c'è isola che tenga. Più interessante la musica. Ti giri per la veduta d'insieme, una folla di camminatori in alta frequenza. Che condividono uno spazio. E basta. Arrivi all'Area donna, con pelle rossa sugli attrezzi. Sala spinning e V-Ring. Nello Studio 1 oltre cinquanta step su cui la carica dei cinquanta dà il meglio della propria aerobicità, mentre la musica spara a manetta. Lo studio 2 è più tranquillo, qui si cura Body and Mind con pilates e yoga. È piena piena la Virgin, e chi l'avrebbe detto che ormai ci si ficca tutti nella palestra globale. E hai voglia di dire che meglio di così non ce n'è. Verissimo. Ma perché? Chiedi al responsabile chi ci viene: «La prima ondata arrivava da Cornigliano e Sampierdrena. Adesso cominciamo a ricevere anche da Pegli, con un 1 per cento dal centro città». Ma la tipologia? Riattacca con la storia di un'offerta talmente ampia che acchiappa tutti. Sei tentata. È vero. Ma quello che ti frega è che la vendita l'hai guardata da fuori. Il popolo l'hai visto sudare dalla tua felpa e t'è venuto freddo. Bello, bellissimo, è la varia umanità che lascia perplessi. Che deve sentirsi V-bene per essere ok.