Palestre, ristoranti e negozi: «Per noi una giornata velenosa»

Che domenica bestiale. Quella di chi non potrà usare l’auto per dedicarsi ai suoi hobby, che siano la corsa al parco, la partitella a golf o più semplicemente il pranzo fuori porta con tutta la famiglia. Già, perché ormai il paradosso delle nostre metropoli è questo: se vuoi entrare in contatto con la natura, devi andarci in macchina.
«Certo, si potrebbe anche correre sotto casa - dice Patrizia, del Road runners club Milano -. Ma non è la stessa cosa: nei parchi ci sono i circuiti podistici, con chilometraggi precisi, magari ti stavi preparando per una gara e avevi trovato proprio il percorso perfetto per l’allenamento. Poi, diciamo la verità: a correre si va sì per sport, ma anche per la compagnia. Ci si dà appuntamento con amici e colleghi, si fanno due chiacchiere sulle tecniche migliori e non solo. Insomma: senza auto si può correre lo stesso, ma senza il contorno di simpatia, magari ti scappa la voglia di farlo».
E non dimentichiamo che c’è anche chi con lo sport ci lavora. «Il weekend per noi è cruciale - spiega Mirella Zaglia, presidente del Golf club Il Laghetto, un’istituzione dello sport lombardo -. E se ci tolgono la domenica, per noi vuol dire una perdita secca, non recuperabile altrimenti: durante la settimana, infatti, facciamo circa il 2% del nostro lavoro. Soprattutto adesso che la crisi ha ridotto ulteriormente le presenze: ma naturalmente non le nostre spese. Però sabato e domenica abbiamo non solo i golfisti di tutte le età, ma anche le loro famiglie. Ma senza l’auto è impossibile raggiungerci: i maestri restano inoperosi, il bar e il ristorante non lavorano. Come se non bastasse il maltempo!».
E se invece domenica prossima dovesse piovere? Magari, si potrebbe andare al cinema, giusto per tenere occupati i bambini con un bel film con tanto di effetti speciali, invece della solita tv. Già, ma come andarci, se non si abita in città? «Certo, le sale del centro ne risentono ben poco - commenta Riccardo Tozzi, presidente dei produttori cinematografici -. Ma per le multisale, tutte in periferia se non addirittura fuori città, il danno è indubbio. E non dimentichiamo che se fino a due anni fa il 60% del mercato era costituito dalle sale urbane e il 40 dalle multiplex, oggi la proporzione è inversa. Certamente, i film che usciranno nel prossimo weekend non potranno che risentirne: peccato perché stiamo vivendo una fase felice, grazie all’“effetto Avatar”,che ha addirittura migliorato la quota anche del cinema italiano».
E l’identico destino delle multisale attenderà domenica prossima i centri commerciali, che spesso ne sono la cornice, con relativi bar e ristoranti: per non parlare di agriturismi e trattorie fuori porta. «Attenzione, il tema dell’inquinamento ci sta molto a cuore - avverte Renato Borghi, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Federmoda -. Ma iniziative come quella di domenica non hanno poi effetti così importanti, sono più che altro di sensibilizzazione. Siamo in un momento di consumi deboli: prima di decidere di bloccare il traffico in una domenica così importante per l’economia come quella delle sfilate e dei negozi aperti, non era meglio confrontarsi con la Confcommercio locale? Parlare e decidere insieme non inquina».