«La Palin è colpevole di abuso di potere» Tegola sui repubblicani

John McCain se l’aspettava e non è certo una bella notizia: Sarah Palin è stata giudicata colpevole di abuso di potere dalla commissione d’inchiesta parlamentare che da qualche mese indaga sul «Troopergate», una storia di ripicca personale, molto provinciale e poco presidenziale. In tempi normali, nessuno se ne sarebbe occupato. Ma da un mese mezzo Sarah, oltre a essere governatrice dell’Alaska, è anche la vice del candidato repubblicano alla Casa Bianca e ogni dettaglio della sua vita diventa improvvisamente interessante.
Che avesse un caratterino tutto pepe lo si sapeva, la Palin piace proprio per la sua personalità, combattiva, dinamica, capace di conciliare una famiglia numerosa con un impegno politico a tempo politico alla guida di uno dei cinquanta Stati americani. Un’eroina dell’era moderna, ma conservatrice e con convinzioni religiose estreme; dunque spiazzante, perché la donna in carriera di solito è progressista.
Dall’altra sera Sarah ha aggiunto un’altra pennellata di colore alla sua già vivacissima personalità. Che fosse passionale si intuiva, ora sappiamo che è anche vendicativa.
«Troopergate» significa lo «scandalo del poliziotto», ovvero Michael Wooten, ex cognato della governatrice. Un tipo energico e collerico, sospeso cinque giorni per aver guidato l’auto di servizio dopo avere bevuto alcol e per aver commesso abusi vari nell’esercizio delle sue funzioni; non un agente modello, ma nemmeno uno scavezzacollo impresentabile. Il divorzio da Molly, la sorella di Sarah, fu traumatico come spesso accade in questi casi: liti furiose, con una battaglia legale durissima per ottenere l’affido dei figli. Nel gennaio 2006 Molly vince, ma lo stress psicologico è notevole; anche per Sarah, che è sempre rimasta al suo fianco. Quando, dieci mesi dopo, viene eletta governatrice dell’Alaska tenta di punire il manesco Michael e inizia a far pressioni per ottenerne il licenziamento. Il superiore dell’ex cognato Wal Manegan resiste e lei si impunta. Coinvolge il marito Todd che, dall’ufficio governativo, inizia a telefonare a diversi dipendenti pubblici che si trovano così in una situazione imbarazzante: se cedono commettono un’ingiustizia, se resistono rischiano ritorsioni personali. Sarah l’11 luglio 2008 visto che non può cacciare Wooten licenzia il suo capo, Manegan, il quale fa ricorso. La vicepresidenza è ancora lontana e la Palin snobba la vicenda, che però dopo la Convention repubblicana diventa esplosiva. La commissione, composta da rappresentanti dei partiti e presieduta da un investigatore indipendente, condanna venerdì la Palin per violazione del codice etico, ma riconosce che era sua facoltà allontanare il funzionario. Che cosa accadrà adesso non è chiaro: la Palin potrebbe essere censurata dal Parlamento dell’Alaska anche se questa ipotesi appare improbabile.
Quel che conta è l’impatto sulla campagna, che non sarà positivo per i repubblicani, anche se forse meno incisivo di quanto pensano i democratici. Gli americani si preoccupano più del crollo di Wall Street. McCain sminuisce, la Palin continua a far campagna. Da ieri è ancor meno presidenziale, ma la sua candidatura non è compromessa.
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