IL PALIO DI SIENA E I CRONISTI FRETTOLOSI

Ci sono molti modi di condurre in porto una telecronaca sportiva, e ben lo sanno gli appassionati di calcio che in questo periodo fitto di partite mondiali si lamentano più del solito della «telecronaca in coppia» assai di rado affiatata e convincente. Tra i molti modi di condurre una telecronaca sportiva è comunque da evitare quella scelta da Susanna Petruni (in coppia ormai fissa con Emilio Ravel) per il Palio di Siena di domenica scorsa (Raidue, ore 19,30). È da evitare non tanto per il tono concitato, imprescindibile in una competizione fascinosamente assurda e caoticamente veloce quale è il Palio, e nemmeno per la difficoltà ricorrente di scandire con un certo ordine, tra tanta eccitazione, l'alternarsi vorticoso delle posizioni dei cavalli in gara durante i tre giri di piazza del Campo. Questi sono problemi che avrebbe chiunque, anche il più navigato tra i telecronisti di lungo corso. L'aspetto che qui ci interessa, e che si collega più in generale a una questione non secondaria in qualsiasi telecronaca sportiva, è di tipo scaramantico. A fronte di telecronisti che per paura di sbilanciarsi e fare brutte figure continuano a considerare aperto il risultato di una partita di calcio anche sul tre a zero a un minuto dalla fine, ve ne sono altri che azzardano previsioni e pronostici con grande sicumera, a gara in corso, costringendo spettatori di fede diversa a toccare ferro o anche peggio sino all'inevitabile imprecazione finale: «Ma non potevi startene zitto?». La Petruni, tanto per entrare nell'esempio specifico, ha impiegato tutto l'ultimo giro di piazza del Campo a celebrare la supposta vittoria del cavallo della contrada dell'Aquila, che in quel momento era in vantaggio: «Niente da fare per gli inseguitori! L'Aquila non si prende! L'Aquila vola, è ormai scappata, è impossibile da raggiungere!». Inutile dire che, pochi secondi dopo tale vaticinio, il cavallo dell'Aquila (quasi avesse sentito la «gufata» della Petruni e non potesse esimersi dal farle un sadico dispetto) ha cominciato subito ad afflosciare l'andatura ed è stato alla fine beffato e superato da quello della Pantera, a sua volta verosimilmente desideroso di smentire l'incauta telecronista con uno scatto d'orgoglio. La totale mancanza di prudenza della Petruni fa il paio con l'eccesso di titubanza di telecronisti come Marco Civoli, che sul tre a zero dell’Italia contro l'Ucraina ha aspettato solo l'ultimo minuto della partita per lasciarsi andare a un cauto ottimismo: «Beh a questo punto possiamo dire che abbiamo vinto». Ci sarà pure una via di mezzo tra questi due estremi. Ma nel dubbio, vista l'imminente partita decisiva con la Germania, meglio scegliere le cautele scaramantiche di Civoli anziché il disinvolto metodo-Petruni.