Il pallone alle ortiche

Neppure una settimana fa il ministro Padoa-Schioppa aveva dichiarato che la vittoria della nostra nazionale di calcio era più importante, per il rilancio dell’economia, di una manovra finanziaria o delle privatizzazioni. Poteva sembrare una battuta ispirata dall’entusiasmo per il successo azzurro che aveva contagiato anche il nostro austero ministro. In realtà, in quella frase semplice ed efficace, c’era un’enorme verità.
Sappiamo che l’economia mondiale è globalizzata, che non ci sono confini e limiti per le imprese nel portare sui mercati del mondo i loro prodotti. Ecco l’importanza della competitività sempre da tutti invocata, che si basa su un principio essenziale: la comunicazione. Insomma, la globalizzazione ha nella comunicazione il suo elemento vitale.
Cosa c’era di più straordinario, sul piano della comunicazione, di un successo nazionale bello, entusiasmante, coinvolgente, a cui aveva assistito qualche miliardo di persone?
La frase del ministro sintetizzava il rapporto che sussiste tra globalizzazione, comunicazione e vittoria della nostra squadra di calcio nel campionato mondiale. Una vittoria, non dimentichiamo, conquistata proprio contro una comunicazione deleteria, in cui confluivano le notizie sul processo delle squadre italiane di club e i facili - ma sempre buoni - luoghi comuni sugli italiani pizza, mandolini e mafia. Una vittoria buttata alle ortiche, che poteva essere invece gestita con intelligenza, facendo ricadere la comunicazione del successo azzurro sul nostro made in Italy.
Ecco invece il giustizialismo, malattia infantile di un sistema di governo della cosa e dell’immagine pubblica, che è il primo a non credere in se stesso e nell’incarico che svolge nell’interesse nazionale. Siamo di fronte non all’autolesionismo, ma alla stupidità bella e buona.
In Francia, il presidente della Repubblica si genuflette di fronte a Zidane, uno sciagurato che, con un colpo proibito, se lo avesse dato solo dieci centimetri più in basso poteva mandare all’altro mondo Materazzi, come hanno dichiarato i medici. I francesi allestiscono una trasmissione televisiva per celebrare Zidane e riescono a mandare sotto inchiesta (per la prima volta nella storia della giustizia sportiva) chi avrebbe provocato il gesto di reazione. Noi, invece, siamo solerti nel non difendere il nostro giocatore, cioè nel non difendere, come hanno fatto i francesi, la nostra immagine nazionale; teniamo sull’avvenimento quel distacco molto chic che in realtà denuncia la nostra soggezione ai francesi. Poi il fuoco d’artificio finale come si conviene al termine di ogni festa.
La sentenza sulle nostre maggiori squadre di club: il giustizialismo che sfascia tutto pur di compiacere a se stesso, che distrugge la bella immagine del calcio italiano che miliardi di persone hanno potuto e dovuto riconoscere.
Non si poteva procedere in un altro modo, più rispettoso, più sensibile? Uniamoci pure al coro di coloro che vogliono che i colpevoli siano puniti. Ma in questo modo si è punito il calcio italiano più rappresentativo e i veri colpevoli sembrano solo dei comprimari! Nella finale mondiale, tra la nazionale italiana e quella francese c’erano ben otto giocatori della Juventus: avranno pur avuto quegli otto giocatori - i migliori del mondo - qualche merito nel successo della loro squadra di club, della Juventus? Sarebbe questo il calcio colpevole che deve essere punito e cancellato?
Si è piuttosto con quella famigerata sentenza voluto distruggere un patrimonio umano, sportivo ed economico. Il vero colpevole è quell’infantilismo giustizialista che, alla fine, si può solo compiacere di aver contribuito a confermare all’estero l’immagine di un’Italia che è tutta pizza, mandolini e mafia.