Pallone-Asp: addio con denuncia

Omar Sherif H. Rida

Da ieri il capogruppo regionale di Forza Italia, Alfredo Pallone, non è più un membro del consiglio d’amministrazione della Asp (l’Agenzia regionale di sanità pubblica), ora Laziosanità. Una decisione formalizzata tramite lettera al presidente del consiglio regionale, Massimo Pineschi, nella quale l’esponente di Fi invita quest’ultimo a farsi interprete presso il presidente della commissione Sanità, Franco Dalia, - cui chiede audizione - e l’assessore Augusto Battaglia di alcune presunte irregolarità nella gestione della Asp.
Anomalie dovute «a una non corretta osservanza di norme statutarie, leggi nazionali e regionali» - si legge nella missiva - e già denunciate con un’altra lettera dallo stesso Pallone lo scorso 7 luglio a Lucio D’Ubaldo, presidente dell’Agenzia istituita nel 1999 per esercitare le funzioni proprie della Regione in materia sanitaria. «Ho potuto constatare - scrive Pallone - come non siano state tenute in conto ferme e inderogabili legge statali e regionali che dettano norme in materia di controllo della spesa pubblica, assunzione del personale, conferimenti di incarichi a tempo indeterminato con contratti di co.co.co per progetti o con altre forme di lavoro flessibile oppure con convenzioni».
Tra i casi citati quelli più rilevanti sono le mancate definizioni della «consistenza della dotazione organica» e della regolamentazione del lavoro, così come previsto dal decreto legislativo 165/2001. «Nella seduta del 30 maggio scorso - continua inoltre l’esponente azzurro - ritengo si sia superato il limite della più elementare legittimità». In quell’occasione infatti il cda deliberò l’approvazione del nuovo statuto che venne così adeguato alle disposizioni della legge regionale n. 4 del 2006. Non venne tuttavia introdotta, secondo Pallone, «alcuna norma sull’organizzazione dell’Ente, come prescritto dall’articolo 18 della stessa legge» (che ha modificato la legge regionale 6/02). Disposizioni che sarebbero «imperative e inderogabili».
In particolare lo Statuto non prevederebbe l’indicazione degli «uffici più rilevanti» e soprattutto le modalità di conferimento degli stessi. Nessuna chiarezza e nessuna disciplina quindi per elementi basilari quali il ruolo della dirigenza, le procedure per l’«accesso all’impiego» sulla base delle necessità aziendali (mediante selezioni e concorsi), le strutture di «diretta collaborazione» con gli organi di governo, il sistema di controllo interno e la spesa per il personale. Infine Pallone mette sotto accusa la costituzione, sempre nel cda del 30 maggio, de nuovo staff di direzione composto da «quattro articolazioni operative», ciascuna presieduta da un dirigente. Un atto per cui si è fatto riferimento solo alla legge istitutiva dell’Asp (16/99) e che «avrebbe dovuto essere sottoposto, quantomeno, al preventivo esame della giunta». E che, come l’intero regolamento, non sarebbe quindi «pienamente efficace».