Un Pallone d’oro per tre

Caro Cannavaro, che impressione le fa sbarcare a Torino con le insegne del Real Madrid?
«Lo considero un evento molto felice. Qui a Torino ho vissuto due anni fantastici, sono stati, come dice la canzone, i migliori anni della mia carriera. Anche a Parma ho raggiunto picchi di altissimo rendimento eppure ricorderò il biennio juventino per quel che ha mi ha procurato alla fine: mondiale con la Nazionale, Fifa Wolrd player e Pallone d’oro».
Sono in molti a chiedersi: come verrà accolto il capitano degli azzurri?
«Non coltivo questo tormento, anche perchè non ho niente da rimproverarmi ma capisco il sentimento del tifoso juventino che si è sentito prima defraudato di un paio di scudetti e poi di una squadra super».
Fu proprio super-Juve: ne è convinto?
«Io lo ripeto senza arrossire: è stata la squadra di club più forte nella quale io abbia mai giocato. Era già un’armata, poi hanno aggiunto Ibra, Vieira, Emerson».
Cosa proverà a tornare tra gli juventini?
«Una particolare emozione. E lo dico per il legame che ho con le persone che hanno fatto parte della Juventus del mio biennio, mi riferisco a Ferrara, Pessotto, Buffon e tanti altri. Noi non eravamo colleghi, eravamo molto di più, degli amici veri, dei compagni di viaggio».
Che Real arriva?
«Veniamo dal derby con l’Atletico che è sempre un passaggio delicato, a Madrid come a Torino. Dovevamo fare 6 gol, siamo riusciti a vincere all’ultimo assalto. Sta migliorando nettamente la resa e c’è una spiegazione semplice».
Quale, scusi?
«Riusciamo a far bene cambiando un po’ di giocatori, considerati un tempo decisivi. Esce Diarra, entra Gago e non succede niente, esce Guti, entra Schnejder e non succede niente. Questo è sinonimo di grande forza del gruppo».
A proposito dell’Atletico Madrid, lei ha giocato contro Aguero, genero di Maradona: si tratta di un campione?
«È un bel torello, Messi però è un’altra cosa».
Rischia grosso la Juventus?
«Il mio motto è: diffidare sempre delle grandi squadre che si ritrovano in mezzo ai guai. Sono ferite, mai morte. E possono rifilarti la zampata in qualsiasi momento. Conosco quell’ambiente, so che è dotato di un orgoglio speciale».
È tutta colpa di Ranieri, come scrivono e sostengono a Torino?
«Proviamo a fare un giochino del genere con tutti i grandi club d’Europa: proviamo a togliere dall’organico 6-7 esponenti di primissimo piano, del tipo Buffon, Legrottaglie, Camoranesi, Trezeguet, Sissoko, Cristiano Zanetti e vediamo l’effetto che fa. Non è semplice gestire l’emergenza ma ce la faranno».
Proprio sicuro?
«Certo. Conosco la società, il suo passato, l’orgoglio delle persone. Conta anche la storia in queste circostanze».
La Juventus è dietro in campionato: per caso corre rischi in Champions?
«Non credo proprio. Ce la faremo insieme, noi e la Juventus. È vero, i russi dello Zenit sono rivali temibilissimi ma è dura risalire la china del girone».
Ha visto che Napoli?
«È rimasto in testa alla classifica per qualche ora, dopo diciassette anni. Pensi, quando accadde l’ultima volta, io facevo il raccattapalle al San Paolo. Peccato...».
Peccato cosa?
«Peccato per mio fratello Paolo, l’ho sentito sabato notte dopo la partita con la Juve e mi ha raccontato dell’infortunio muscolare. Dovrà stare fermo qualche tempo e mi dispiace sia per lui che per il Napoli a cui auguro ogni bene».
Ha letto degli italiani inseriti nel Pallone d’oro?
«Buffon e Toni sono una presenza spiegabilissima. Per Gigi devo ripetermi: si tratta del portiere numero uno al mondo, poche storie. Luca l’anno scorso si è caricato sulle spalle il Bayern e l’ha portato in cima al torneo tedesco, di più forse non era lecito chiedergli».
Manca nessuno?
«Io francamente, tra i primi 50, avrei inserito un terzo italiano che farebbe la sua bella figura al fianco di Buffon e di Toni».
E cioè?
«Pirlo. È un fuoriclasse, noi che abbiamo la fortuna di giocare con lui in Nazionale, l’abbiamo capito da un bel pezzo. Forse ha pagato la stagione incolore del Milan ma ha tempo per rifarsi».
Ha già un’idea su chi vincerà la prossima edizione?
«Mi pare scontato l’esito. I giornalisti, in certi casi, sono prevedibilissimi. Cristiano Ronaldo e Messi sono i due candidati scontati. Io vedo in azione spesso l’argentino del Barcellona e devo dire che diventa sempre più forte».
In Italia diventano matti per Ibrahimovic...
«Li capisco. Ibra ti ammalia e ti strega. Bastava vederlo in allenamento, a Torino, con Capello allenatore, per capire il tasso elevatissimo di classe. Poi ha fatto quel gol di tacco col Bologna che ha fatto il giro del mondo».
Nazionale: siamo sicuri che vuole arrivare a Sud Africa 2010?
«Non vi libererete facilmente di me. L’ho detto a Vienna dopo l’incidente che mi ha impedito di giocare gli europei, e lo confermo».