Il pallone punta al rilancio stadi modulari e di proprietà

Adesso c’è una data e un impegno formale del governo per il varo di un testo unico del nuovo disegno di legge sull’impiantistica degli stadi italiani. La data è quella ormai prossima dell’estate, l’impegno firmato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport Rocco Crimi. L’annuncio, per niente solenne, quasi sotto voce per la concomitanza della tragedia in Abruzzo, è avvenuto ieri mattina a Milano nel bel mezzo del convegno promosso dal Coni scandito, per la prima volta, più che da fiumi di parole e sfilata di vip, da uno studio firmato Deloitte che propone di sostituire 69 vecchi stadi (analisi degli impianti di serie B, C1, C2 e interregionale) con meno di 10mila posti dotati di nuove strutture modulari in grado di aumentare o diminuire gli spazi a sedere quando una squadra viene promossa o retrocessa. «In Parlamento - ecco l’impegno assunto da Rocco Crimi - c’è un’ampia convergenza tra tutte le forze politiche, entro l’estate possiamo arrivare a un testo unico da approvare al Senato senza andare in aula».
Sul piano pratico è già prevista per mercoledì prossimo una riunione del comitato ristretto incaricato di predisporre il testo unificato delle due proposte attualmente depositate al Senato: realizzato questo passaggio sarà possibile aprire un tavolo di confronto con enti locali, credito sportivo, Cassa depositi e prestiti e Leghe. Il proposito è duplice: «Vogliamo semplificare le procedure burocratiche per i club a cui chiediamo interlocutori autorevoli con idee chiare. Sarà in tal senso premiata una mentalità di gestione virtuosa degli impianti» la spiegazione di Crimi. Lo studio presentato dalla Deloitte, col deciso contributo del Coni (Petrucci, il presidente, ha firmato il saluto, la comunicazione ha messo insieme tutto il calcio italiano per discutere della materia) ha offerto l’occasione per segnalare l’esigenza di dotare il settore di stadi moderni e idonei: non è una questione estetica ma di risultati sporitivi, «per consentire ai club più importanti di competere a livello europeo» come ha ricordato ancora il sottosegretario Crimi. Un solo dato su tutti può spiegare il clamoroso handicap: il fatturato del Real, primatista della classifica, è di 365, quello della Juventus, «che è la Juventus», parole di Matarrese, è di 167 milioni.
Il tema degli stadi non ha messo la sordina alla minaccia di scisma della serie A dopo le elezioni in federcalcio. Giancarlo Abete, il presidente, ha confermato che se entro fine aprile non dovesse arrivare il nuovo presidente in Lega «metteremo all’ordine del giorno il caso», via al commissario cioè. Riservata infine a Matarrese una precisazione: «Era uditore ma se avesse voluto fare delle dichiarazioni, lo avrebbe potuto fare nella riunione che ha preceduto il consiglio federale».