Pallottola in testa Incidente stradale diventa omicidio

Muore in auto, ma l’autopsia svela un foro nella nuca

Marino Smiderle

da Rovigo

La Golf parcheggiata lungo via Kennedy, a Taglio di Po, parte all’improvviso. Chi è al volante deve avere una fretta del diavolo, visto che non guarda nemmeno se in quel momento passano altre macchine. Ma alla mezzanotte di sabato c’è un discreto viavai da quelle parti, ed è inevitabile che Massimiliano Trombin, 40 anni, pescatore di Ariano Polesine (Rovigo) paghi cara la sua disattenzione: la Golf va a tamponare una Opel Zafira appena passata e, dal colpo, finisce con l’invadere la carreggiata opposta e incocciare su una Polo. Poi la corsa termina, molto lentamente, contro un pilone della luce. In queste occasioni, di solito, si scatenano i litigi, ma dalla Golf, responsabile dell’incidente, non scende nessuno. Trombin è accasciato al volante, col volto insanguinato. Non dà segni di vita e sono inutili tutti i tentativi di rianimarlo da parte dell’équipe medica arrivata con l’ambulanza.
La polizia stradale redige un primo verbale in cui si parla di morte per trauma cranico e lesioni dovute all’impatto. Una sfortuna incredibile, pensa chi ha visto l’incidente, morire per questo scontro stupido. Alla faccia dello scontro: lunedì il medico legale esegue l’autopsia all’ospedale di Porto Viro e scopre che dietro alla nuca del pescatore c’è un forellino sospetto, molto sospetto. Sì, da quel foro è passato un proiettile: il pescatore di Ariano Polesine è stato ammazzato con un colpo di pistola.
Il banale e stupido incidente stradale si trasforma in un omicidio con giallo. E il posto della polizia stradale è preso dai carabinieri di Adria, coordinati dal pm Sabrina Duò, che stanno battendo diverse piste. Chi può aver voluto la morte di questo pescatore?
Intanto gli inquirenti partono dalla ricostruzione, invero inquietante, del delitto. La Golf è stata trovata con il finestrino del lato passeggero abbassato: probabilmente il pescatore ha visto puntata contro di sé una pistola e ha tentato la fuga. Ma l’assassino ha fatto in tempo a sparare e l’ha colpito alla nuca, da distanza ravvicinata.
Il medico legale non ha trovato il foro d’uscita del proiettile, che era di tipo dum-dum, di quelli che si frantumano una volta centrato il bersaglio. L’autopsia ha stabilito che quella pallottola si è frantumata in quattro parti, devastando il cervello della vittima. Il tutto mentre l’auto, per forza d’inerzia, proseguiva la sua corsa fino a sbattere, molto lentamente, sul pilone della luce.
Le indagini vanno in diverse direzioni, a cominciare dal mondo professionale. Il vongolaro di Ariano Polesine aveva alcuni precedenti in materia e, secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato vittima di una punizione per aver invaso una concessione acquea altrui.
Ma in ballo ci possono essere anche questioni passionali (era single), oppure di banale mancato rispetto della precedenza o, ancora, di questioni legate al mondo della droga. Troppa carne al fuoco in un’indagine che si annuncia molto complessa. I carabinieri hanno già sentito due persone, trattenute diverse ore in caserma, a carico delle quali, tuttavia, non sarebbe emerso alcunché di concreto. Si stanno raccogliendo adesso testimonianze tra amici e familiari, nella speranza di trovare il bandolo di una matassa terribilmente intricata.