Palma contro le esternazioni delle toghe: «Serve una legge»

RomaLa prima volta al Csm del neo ministro della Giustizia, Nitto Palma, doveva essere all’insegna della «pacificazione» tra toghe e politica, ma al plenum straordinario non sono mancati i momenti di tensione con il vicepresidente, Michele Vietti.
Il Guardasigilli ha subito criticato le esternazioni eccessive dei magistrati, che si lasciano andare troppo spesso con i mass media a «giudizi di valore, espressioni pesanti e irriguardose», tradendo «precise prese di posizione e da cui non c’è traccia di compostezza e di sobrietà». Perché, ha detto in sostanza il ministro, il Csm non interviene adeguatamente con sanzioni disciplinari? E ha proposto un «rapido intervento legislativo» sugli illeciti in questo campo, per colmare «le carenze» esistenti. Non si può più consentire, per Nitto Palma, che le toghe si abbandonino a dichiarazioni che, per «il linguaggio e i riferimenti adoperati, appaiono comunque trascendere dai doveri funzionali e dai principi etici».
Nelle stesse ore il magistrato milanese Armando Spataro, lanciava il suo ultimo attacco senza risparmiare il Quirinale. «Non ho apprezzato l’uso di termini come “scontro politica-magistratura“- ha detto su Radio 24 - da parte di Napolitano. Siamo di fronte a un’aggressione della politica verso la magistratura, sia a destra sia a sinistra». Critiche anche per Luciano Violante: parlare di «magistrati come leoni sotto il trono, è gravemente sbagliato». E ancora: è la maggioranza, «in primis Berlusconi», ad attaccare le toghe. Parlare di «persecuzione è ridicolo», conclude Spataro. «Vuole sovvertire tutte le istituzioni democratiche», ha commentato il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, parlando di «arroganza».
È proprio a dichiarazioni come queste che si riferisce Nitto Palma, un ministro che ha vestito la toga e che critica lo scambio di ruoli tra magistrato e politico, che «rischia di alimentare confusione nei cittadini». Nitto Palma ha annunciato: «Ho deciso di dimettermi dalla magistratura». Un segnale che prelude ad una proposta di legge per impedire alle toghe che entrano in politica di rientrare al loro posto.
Anche Vietti non è stato tenero. Ha sottolineato che il ministro raccoglie «il pesante testimone di una sfida che sembra impossibile vincere», lo ha invitato ad «aprire una nuova stagione», non più di contrapposizione tra magistrati e politici, ma ha usato parole dure per governo e maggioranza: basta alle «leggi ad personam», preoccupazione per interventi «con le gambe corte», come «il cosiddetto processo lungo e breve» e anche le proposte per la riforma del processo penale, che rischiano di «complicare più che di semplificare».
C’è poi il nodo intercettazioni, alla vigilia della battaglia alla Camera. Vietti le ha difese come «strumento insostituibile di indagine», chiedendo al parlamento una formula equilibrata. Mentre il Guardasigilli ne ha sottolineato i costi eccessivi: 450 milioni di euro. Palma, però, non è entrato nelle polemiche, ha promesso «riforme strutturali» e si è rammaricato della scelta dell’Anm di non partecipare ai tavoli tecnici su revisione delle circoscrizioni, depenalizzazione e velocizzazione del processo penale.