Palmeri, avviso di sfratto ma il sindaco frena

Il Pdl firma lo sfratto al presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri, da ieri ufficialmente fuori dal Popolo delle libertà per aderire al partito di Fini. Dopo la richiesta del capogruppo Gallera e del deputato Ue Fidanza, ieri l’invito a dimettersi dalla guida dell’aula è stato ribadito con una nota ufficiale dal direttivo del Pdl a Palazzo marino (che ha votato all’unanimità) e «in sintonia con i vertici milanesi e lombardi del partito». Per il sindaco Palmeri resta al suo posto «sono certa che manterrà fede al patto con gli elettori». La Moratti non ha nessun interesse ad alimentare tensioni con i finiani prima che si chiarisca il quadro nazionale e prima che sia ufficializzata la sua candidatura. Se il centrodestra insistesse con la richiesta di dimissioni, chiarisce l’assessore di Fli Landi di Chiavenna, «si aprirebbe un caso». E contro la sfiducia sono pronti a schierarsi Pd, Udc e Lista Fo. In un consiglio comunale dove la maggioranza è sempre più ingestibile: tra finiani dichiarati (Palmeri e Ciabò) e non (da Brandirali a Bianco), pidiellini in rotta di collisione con la giunta (Manca, Di Martino) e malpancisti, l’aula rischia la paralisi. E il Pgt entro fine mandato sembra ormai un miraggio. Ne parleranno domani il sindaco e la maggioranza in un vertice a Palazzo Marino. Un ingresso accelerata a Fli per Palmeri, doveva ufficializzarlo domani in concomitanza con il comizio milanese di Fini. «Lascio ma senza sbattere la porta, è una scelta di coerenza con il percorso e i valori che ho seguito fin qui - spiega - ho parlato con Berlusconi, è stato sobrio ed elegante con me».