Palmeri, l’uomo di Fini cade sulle consulenze

Palmeri, candidato del Terzo Polo a Milano, chiede trasparenza sugli incarichi esterni della giunta Moratti, ma &quot;dimentica&quot; che la moglie dal 2008 a oggi ha ottenuto quasi 90mila euro proprio da Palazzo Marino. Maddalena Di Mauro, ex consigliere comunale di Fi, dopo l'addio del marito è rimasta fedele al Pdl <br />

Manfredi Palmeri, il candidato finian-terzopolista a sindaco di Milano, vuole fare chiarezza: vuole sapere tutto, ma proprio tutto sugli incarichi di consulenze esterne concessi dalla giunta Moratti. Richiesta legittima. E comunque comprensibile in campagna elettorale. D’altra parte Palmeri, ex Forza Italia e poi Pdl, è anche presidente del Consiglio comunale, eletto dalla maggioranza contro la quale ora si candida - ma si sa, questo è un vizietto della famiglia finiana-terzopolista, l’esempio arriva dall’alto - e perciò viene da chiedersi perché mai questo problema, sollevato in nome della «trasparenza», Palmieri non se lo sia posto prima, quando faceva parte della maggioranza. Ma la «trasparenza» è notoriamente una di quelle virtù che si pretendono dagli avversari, facendo in modo di conservare per sé, per gli amici e per i parenti il privilegio dell’opacità. O, quanto meno, la possibilità di far finta di niente. Tanto è vero che, ad esempio, proprio la compagna di Palmeri, Maddalena Di Mauro, ex consigliere comunale di Forza Italia fino al 2006, quando non venne rieletta, dal 2008 ad oggi ha incassato in consulenze ottenute dall’amministrazione comunale una cifra vicina ai 90mila euro.
Sia ben chiaro, niente di illegale e neppure di illecito. Molto, secondo me, di inopportuno. Tanto più che, se Palmeri cambia casacca e la signora Di Mauro no - come ha spesso dichiarato, partecipando anzi a tutte le manifestazioni del Pdl - e se, perciò, Palmeri si scaglia ogni giorno contro lo schieramento di cui fa parte la sua compagna, e la coppia non scoppia, si possono fare due ipotesi. La prima: lei è una dura, politicamente e intellettualmente autonoma, e va per la sua strada. La seconda: la signora se ne rimane tranquillamente al suo posto e non segue il partner all’opposizione semplicemente per non rischiare di perdere qualche incarico. Propendo per la prima ipotesi, ma certo qui di trasparenza ce n’è pochina.
E poi, se la mettiamo in questi termini, noi elettori vorremmo anche essere certi che il presidente del Consiglio comunale, finché era omogeneo alla maggioranza e al sindaco, non abbia esercitato alcun intervento, per non dire pressione, affinché la sua compagna ottenesse qualcuno degli incarichi che le sono stati dati. Malignità, illazioni, diffidenza? Niente affatto, è la trasparenza, bellezza.
Anzi, è quello che succede quando, invece di fare politica, invece di avanzare proposte concrete sull’amministrazione della città, ci si mette sul piano del moralismo e della purezza. Perché, come diceva Pietro Nenni: «Se fai il puro trovi sempre qualcuno più puro che ti epura».
E a proposito di purezza, ieri Fini era a Milano a sostenere il «suo» candidato sindaco Palmeri. Ci ha somministrato la solita lezioncina sulla legalità - fra l’altro definendo «anomalia dell’assurdità» la proposta avanzata dal Pdl di una commissione d’inchiesta sui Pm di Milano - ormai sembra un qualsiasi Saviano rasato e con cravatta rosa. Peccato che Fini parli della legalità secondo lui, quella che fa comodo a lui, che gli permette di non spiegare il pasticcio di un appartamento di Montecarlo di proprietà di An finito nella disponibilità del giovane e disinvolto cognato con Ferrari. Alla faccia della trasparenza. Se Manfredi Palmeri la pretendesse prima da chi gli è politicamente più vicino, dal suo nuovo leader, da Fini prima che dalla Moratti, certo sarebbe più credibile.