Palmiro Togliatti, il «Migliore» dei persecutori

Caro Granzotto, sono un pensionato che ricorda di aver letto che Palmiro Togliatti, il «migliore», pubblicamente ebbe a dire che era orgoglioso di aver rinunciato alla cittadinanza italiana e di sentirsi finalmente un autentico russo sovietico, staliniano, comunista. Ma le parole precise sono quelle che mi interessano: la sua felicità era data dal fatto che non si sentiva più mandolinaro cantatore di canzonette napoletane. Ho ottant’anni! È vero che me lo fa questo regalo?


Ma certo che glielo faccio, caro Baldini. Però son cose che ho già scritto e i lettori potrebbero prenderla male. Staremo a vedere. Dunque, la dichiarazione alla quale lei accenna è una delle tante porcate - sissignore, porcate - di Palmiro Togliatti al quale, nonostante le porcate multiple, sono dedicate vie e piazze cittadine. Le parole pronunciate dal Migliore nel corso del XVI Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica furono esattamente queste: «È per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano». Altra porcata furono le esecuzioni in massa, durante la guerra di Spagna, di anarchici, trotzkisti, socialisti, liberali e repubblicani - parliamo di centinaia di vittime - che, pur militando nella parte antifranchista, non erano esattamente in linea col Partito comunista dell’Unione Sovietica. A dar corso alla mattanza voluta da Stalin furono Aleksandr Orlov e Palmiro Togliatti. La stessa «pulizia etnica» perpetrata in Ispana si ebbe - sempre orchestrata da Togliatti per il quale era necessario «liberare definitivamente il movimento operaio internazionale dal lerciume trotzkista» - anche entro i confini dell’Urss. A farne le spese furono i fuoriusciti antifascisti italiani (anarchici e trotzkisti) che si illusero d’aver trovato sicuro rifugio nel Paradiso dei lavoratori.
È universalmente noto ed accettato che i comunisti accopparono molti, ma molti, ma molti più antifascisti di quanti ne accoppò il fascismo. Naturalmente non poteva accopparli con l’accusa di trotzkismo e così se ne inventavano delle altre, il sabotaggio, l’attività antirivoluzionaria, eccetera. Quando le condanne (a morte) cominciarono a fioccare, gli anarchici europei insorsero, chiedendo che fossero rese pubbliche le prove d’accusa. E qui entra in scena Togliatti. Con una lettera indirizzata alle organizzazioni anarchiche il Migliore espose quanto segue: «Per noi comunisti, la questione delle “prove” è una questione che non si pone: è, anzi, una questione stupida. Chiedere le prove vuol dire sostenere che ogni singolo atto del governo dei Soviet deve essere sottoposto a un controllo pubblico. È evidente che a una richiesta di questo genere non possono essere favorevoli che i nemici del regime dei Soviet e della dittatura proletaria». Capito come ragionava, il Migliore? Chiudiamo l’elenco con quella che viene considerata la sua porcata magistrale: ad Enzo Bianco, funzionario del Comintern e poi a Botteghe Oscure e all’Unità, che gli chiedeva di intercedere a favore delle migliaia di prigionieri italiani in Russia (siamo nel 1943) Togliatti rispose: «Se un buon numero di prigionieri morirà in conseguenza delle dure condizioni di fatto, non ci trovo assolutamente nulla da dire. Anzi, il fatto che per migliaia e migliaia di famiglie la guerra di Mussolini e soprattutto la spedizione contro la Russia si concludano con una tragedia, con un lutto personale, è il migliore, il più efficace degli antidoti».
Paolo Granzotto