La Palombelli sfottuta, lei ride Rutelli no

Barbara Palombelli non ha affatto intenzione di querelare Sabina Guzzanti per lo sfottò, alquanto colorito, di cui pure è fatta segno in Le ragioni dell'aragosta. Nell’imitare eloquio rilassato e atteggiamento impassibile della giornalista, la comica a un certo punto sostiene che la satira oggi è superata dalla realtà: «Per esempio, io sono più stronza di come mi fate. Si potrà dire stronza? Meglio puzzona. No, stronza». All’anteprima veneziana molti hanno riso, qualcuno s’è risentito. Non l’interessata, però, che ieri s’aggirava sorridente nel bar dell’Excelsior. Non ritiene infamante la battuta. Anzi avrebbe confessato d’essersi divertita. Brava. Si chiede solo se i presunti malumori non siano stati montati ad arte per fare un po' di pubblicità al film. Vero invece che il marito, già oggetto di una fulminante imitazione di Corrado Guzzanti, s’è informato sul finanziamento andato alle aragoste di Sabina: oltre 700mila euro, tra ministero e Istituto Luce. «Almeno diranno che sono il ministro più democratico del mondo». Nondimeno c’è chi ha voluto controllare se il copione originario, spedito alla commissione ministeriale, contenesse la battuta irriverente. Non c’era. Solo una parentesi: imitazione Palombelli.
RUTELLI WORKS. A proposito del ministro. Tornato al Lido per il rush finale (la nascita dell’Archivio Gillo Pontecorvo, il Leone d’oro alla carriera a Bertolucci con annessa premiazione), Rutelli sta mettendo silenziosamente mano alle nomine da fare. L’idea è di designare il nuovo presidente della Biennale attorno al 30 settembre: così facendo, esaurito il confronto istituzionale nelle commissioni Cultura di Camera e Senato, il nuovo cda sarebbe messo nelle condizioni di lavorare e di scegliere subito i direttori delle varie sezioni, cinema incluso. Le quotazioni di Croff (ribattezzato Kroft sul muro dei lamenti curato da Ippoliti) si mantengono alte, ma non si escludono sorprese. Intanto dalla Festa di Roma, letta la nostra rubrica di ieri, fanno ufficiosamente sapere: «E se fosse Bettini a non volere Müller direttore artistico?».
ORE DI PUNTA. Giovedì, su l'Unità, Toni Yop non aveva dubbi: le sorti di Müller alla guida della Mostra dipendono dall’accoglienza riservata a L'ora di punta, terzo titolo tricolore in concorso. A scorrere le recensioni, piuttosto negative, il destino del direttore sarebbe dunque segnato. Naturalmente non è così. Però il critico Alberto Crespi, sul medesimo giornale, tiene duro: «Non è il capolavoro assoluto che poteva risolvere la crisi del nostro cinema e i dubbi sulla direzione della Mostra, però è un film solido, che segna un passo avanti nella carriera del regista, un mélo finanziario che non sarebbe dispiaciuto a Fassbinder». Accidenti.
LOOK. Il sindaco Cacciari in jeans: ecco un’altra piccola sorpresa di questa Mostra piuttosto eccentrica sul fronte dell’abbigliamento. Molto ammirato il completo bianco di Carlo Rossella. Che si senta un po’ Tom Wolfe?