Il Palombo che da pesce si fece carne

Uno può azzeccare o sbagliare un giudizio o una previsione. Quello che è grave è cambiare idea come si cambia la giacca o il maglione, indossando quello che gli fa comodo alla collezione prêt à porter delle idee.
Il mio guardaroba dialettico, invece, è sempre quello: se è blu è blu, se è rosso è rosso. E vale anche per il rossoblù e per il blucerchiato. Poi, ribadisco, posso sbagliare e sicuramente sbaglio, come e più di tutti. E, a differenza di quanto sono soliti fare alcuni, se sbaglio chiedo scusa.
Ma non ho la posizione dei giorni pari e quella dei giorni dispari, un classico di certo giornalismo (se così si può definire) genovese che viaggia con le targhe alterne dei giudizi.
Cerco di spiegarmi meglio: riscriverei pari pari l’articolo della scorsa settimana sul «Genoa patrimonio dell’Unesco», nonostante la sconfitta e la brutta prestazione di Palermo, proprio perchè credo che la vittoria rossoblù, quella sul maniman e su un certo modo di pensare genovese e ligure, resti tale e quale, indipendentemente dal risultato della domenica precedente, come avevo scritto. (...)