Palombo e Rossi stelle al Galà dello sport

Leggo e odo che serpeggia qua e là un pizzico di delusione perché gli spettatori paganti di Genoa-Salernitana erano «solo» 22.086, e fatalmente sono indotto a pensare che troppa gente abbia ormai perso il senso delle proporzioni. Mentre stavano festeggiando il ritorno in serie A in conclusione di un interminabile decennio di serie B, i tifosi genoani si sono ritrovati con il Grifone in C. In 15.355 hanno pagato un abbonamento da 19 partite di serie A per assistere a 17 di serie C1. Dopo un campionato di pochezza unica che ha beffardamente proposto ai genoani l'aggiuntivo martirio dei play-off, con l'aggravio della cocente sconfitta d'acchito subita a Salerno, altri 7 mila si sono uniti a quei 15 mila, rinunciando al mare nella prima domenica decente di un'indecente fine primavera, per assistere a un match che nella migliore delle ipotesi - grazie al cielo verificatasi - avrebbe «soltanto» sancito uno scampato pericolo: e invece di gridare universalmente al miracolo di un amore infinito saldato a una pazienza smisurata c'è pure chi eccepisce?
Fino a quando la fede sportiva per il Grifo dovrà essere messa alla prova? Per quale persecutorio disegno del destino la tifoseria rossoblu è invariabilmente costretta a dimostrare qualcosa, a cominciare dal Giudizio Universale col Monza?
Parimenti, dove sta scritto che gli abitanti della popolosa zona di Marassi debbano indefinitamente sopportare scontri e devastazioni a motivo di gioco del calcio? Il principale malanno del calcio «moderno» che si riverbera sulla vita di tutti i giorni è costituito dalle trasferte organizzate di massa. Che senso ha che arrivino pullman e treni «speciali» da Salerno (cosiccome, beninteso, da qualsivoglia altra parte d'Italia) «soltanto» per produrre tensioni, risse, feriti, vandalismi? Non è assolutamente immorale che lo Stato, con la fame di soldi e di sicurezza che ha, debba impegnare ingenti risorse e distrarre migliaia di tutori dell'ordine dai compiti di prima necessità per assecondare il liturgico sacrificio al dio Palla? Un dio perdippiù, come ormai palpabilmente si rileva giorno dopo giorno, non solo minore ma pure osceno, diseducativo ben oltre il limite dell'insopportabilità? Se ciascuna tifoseria se ne restasse in massa a casa propria e si tornasse a viaggiare, a motivo di calcio-turismo, soltanto a piccoli gruppi di amici e familiari come era d'uso in tempi oltretutto di gran lunga più «facili» degli attuali, lo Stato potrebbe garantire l'efficiente controllo di almeno cinque partite con il numero di agenti che attualmente ne impegna per una. Che non si tratti di utopia ce lo insegnano gli effetti delle drastiche risoluzioni imposte in materia dalla Thatcher in Inghilterra, patria degli archetipi mondiali in fatto di vandalismo «sportivo». Da allora, per sfogarsi, agli hooligans non resta che l'impervia via dell'estero.
Ma a proposito di calcio osceno. Prendendo lo spunto dagli elementi emersi dalle indagini napoletane, la Procura di Torino sta per riaprire l'inchiesta sulle designazioni arbitrali archiviata lo scorso 29 settembre in quanto - parole del procuratore Maddalena - «nonostante lo scenario fosse inquietante, le prove non permettevano di ritenere che vi fossero state frodi sportive». Certamente per puro caso, dalla stessa Procura di Torino ci si guardò bene dal fare partecipe la Giustizia sportiva degli «olezzanti» elementi raccolti in ordine al calcio-scandalo (Torino e dintorni) che costò la retrocessione in serie C del Genoa perché per contro la Procura di Genova correttamente s'affrettò a farsi parte diligente in materia. E insomma, questo nostro Bel Paese non riuscirà mai ad affrancarsi dalla logica perversa dei due pesi e due misure? Non senti in giro che gente che ti dice di non credere che possa finire davvero in serie B a tavolino una Juventus la cui vicenda, se rapportata alla punizione toccata al Genoa, dovrebbe semplicemente rimanere fuori dal calcio per almeno un quinquennio. Vi rendete conto del grado di assuefazione cui siamo arrivati?