Palombo, il giocatore che visse due volte

(...) Dirò di più: lo scriverei anche nel malaugurato caso di altri problemi, che ovviamente nessuno si augura. E mi sembra incredibile che ci sia un partito che chiede l’esonero immediato di Gasperini. Al momento, roba da neurodeliri. Del resto, questa è una città dove è stato detto e scritto che fra Milan e Kaunas non c’era differenza. Tesi quantomeno ardita, con tutto il rispetto per il Kaunas.
Stessa storia per tanti articoli sulla Sampdoria. In particolare quelli su Angelo Palombo. Riscriverei pari pari che il Palombo novelliniano non era nè carne, nè pesce (tranne il pesce Palombo, forse), che non lo ritenevo un giocatore da Nazionale e che mi sembrava incredibile che fosse così osannato alle nostre latitudini. Posizioni che venivano portate avanti da una parte della critica (critica?) blucerchiata, che faceva a gara a dire ad Angelo quanto era bravo, quanto era bello, quanto aveva il naso dritto, quanto era raffinato il suo tocco di palla, quanto era apprezzabile dall’accademia della Crusca la sua peraltro simpaticissima parlata ciociara e quanto era intelligente farlo giocare in quel ruolo, a dar manforte al «regista perfetto», Sergio Volpi.
Fortunatamente, Walter Mazzarri se ne frega di questa «critica», che ha come unico elemento del Dna dire che «tutto va bene, madama la marchesa» e che faceva a gara anche a riportare a Palombo falsi giudizi per mettere in cattiva luce quelli che osavano dire che quel Palombo non era il miglior Palombo.
Poi, la svolta. Mazzarri gli inventa un nuovo ruolo, cade l’equivoco tattico secondo il quale non si può giocare al calcio senza Volpi e la metamorfosi. Ed eccoci qui: il Palombo di oggi è un campione trasformato, vero, insostituibile sul serio. E la Nazionale diventa una scelta obbligata: non una convocazione per quelle incredibili partite con l’Islanda o le isole Far Oer, quando tutti rifiutano e si va a cercare il vice del vice. Ma un impegno serio, reale, costante, dove non è una bestemmia tattica dire che Angelo Palombo può tranquillamente sostituire Andrea Pirlo. E, anzi, l’ha sostituito meglio dell’originale.
Palombo è uno sempre più vero, uno alla De Rossi, contemporaneamente regista dai piedi buoni (chi l’avrebbe mai detto?) e incontrista che recupera palloni senza perderne. Palombo è sempre più l’uomo decisivo per questa Sampdoria abbacchiata, più insostituibile di Cassano. Palombo è il giocatore che non sostituiresti mai, perchè ogni partita gioca meglio della precedente.
Insomma, mi tolgo il cappello davanti a Palombo. Ma al Palombo liberato dagli amici che gli dicevano quanto fossero preziosi i suoi lanci in orizzontale di due metri.
Quella di Angelo è la storia di un’aquila troppo spesso sottovalutata e trattata come un pulcino. Appena l’hanno lasciato volare ha fatto vedere chi è. Anche questa una metafora di Genova.