Palpeggiò l’arbitra Squalificato e respinto anche dall’oratorio

Manuel, 17 anni e una grande passione per il calcio. Ci gioca sin da quando ha cinque anni, tifa Juve e il suo idolo è Alex Del Piero. Proprio come il capitano bianconero, ogni domenica si infila la maglia numero 10, scende in campo e si sistema in attacco. O meglio, si sistemava. Perché Manuel per sei mesi non potrà più provare a fare gol per la sua squadra, la Novaffori. Squalificato per qualcosa che dice non si sognerebbe mai di fare: palpeggiare un arbitro donna. E ora arriva anche la «pena accessoria»: il parroco, per quella «condanna»» non vuole farlo giocare nemmeno nei tornei amatoriali. «Ma che palpeggiare! Io non ho fatto niente» grida a chi gli chiede spiegazioni.
Eppure il comunicato ufficiale 27 del Giudice sportivo, datato 14 febbraio, è chiaro: «Il giocatore si avvicinava all’arbitro e prima le rivolgeva gravi offese e frasi volgari poi, ridendo beffardamente, gli appoggiava le mani su una parte intima». No Manuel, Del Piero questo non lo farebbe mai. Possibile che provi a imitarlo con finte e colpi di tacco e poi cadi così in basso? «Certo che no, fatemi spiegare», risponde agli amici e ai professori a scuola che leggono la notizia sui giornali e lo rimproverano.
Ricostruiamo l'episodio. È l'ultimo minuto di Bruzzano-Novaffori, campionato Allievi, e siamo sul 2-2. Manuel torna in difesa per aiutare i compagni in difficoltà, controlla un pallone con il petto al limite dell’aerea, poi forse la sfera gli scivola sul braccio. L’arbitro donna fischia il fallo. Lui non ci sta, protesta. I due sono vicini, mentre attorno gli altri giocatori fanno mucchio. Nella confusione la mano di Manuel forse sfiora il seno della direttrice di gara.
«Eravamo vicini, forse ci siamo anche toccati. Ma io stavo solo mostrando la maglia sporca, con la macchia lasciata dal pallone infangato che avevo appena stoppato di petto, per dimostrare che non era fallo. Altro che palpatina, se contatto c'è stato è stato solo con il dorso della mano e del tutto involontario». Qui sì ci vorrebbe la moviola, verrebbe da dire. Fatto sta che l'arbitro estrae il «rosso» e manda Manuel sotto la doccia prima degli altri.
Pochi giorni dopo esce il comunicato. Manuel è sospeso sino al 31 agosto. «Non ci volevo credere, ero lì e mio figlio non ha fatto niente di quello che è scritto. Lo hanno dipinto come un maniaco, un depravato» dice la madre del ragazzo. La notizia è di quelle curiose e approda sulle pagine dei giornali. «Il nome di Manuel era su tutti i quotidiani quasi fosse un mostro. Ma anche io ero in tribuna e non ho notato nulla di strano. Non mi importa della squalifica, bensì della sua reputazione che è stata infangata oltremisura» commenta il padre.
A Manuel invece importa eccome della sospensione. Tanto che ha cercato subito di accasarsi nella squadra dell’oratorio sottocasa, iscritta in una federazione minore, pur di continuare a giocare. Il prete però lo ha escluso a priori dal gruppo. «Mi ha detto che dopo quello che è successo non posso giocare nel suo oratorio. E sì che io ho sempre frequentato la parrocchia e chi mi conosce bene sa che tipo di ragazzo sono».
«Un ragazzo esuberante, ma corretto» dicono di lui i dirigenti della Novaffori, che però hanno deciso di non fare ricorso contro la decisione del Giudice sportivo perché secondo loro «inutile». Così Manuel deve rassegnarsi a restare senza calcio alla domenica sino alla prossima stagione. Unica consolazione, potrà prendere parte agli allenamenti infrasettimanali. Almeno lì non ci sono arbitri donna.