Panacea Muzio

Nacque nel 1368 a Quarona, oggi in diocesi di Novara. Nelle fonti è chiamata anche Panasia o Panagia e il suo nome di famiglia è indicato pure come de’ Muzzi. Il padre rimase vedovo quando Panacea aveva tre anni. L’uomo si risposò con una vedova che aveva già una figlia. La piccola Panacea fu costretta a subire l’antipatia e le angherie della matrigna e della sorellastra. Una volta, a furia di botte, rimase svenuta nella stalla. Fu il padre a trovarla sulla paglia. Ma non sembra che quest’ultimo avesse il polso necessario a far cambiare le cose. Panacea aveva quindici anni quando, una sera, si attardò al pascolo dove aveva condotto le pecore. La matrigna, non vedendola tornare, andò a cercarla. La donna, che stava filando, uscì di casa col fuso in mano e particolarmente infuriata. In quel momento le pecore rientrarono da sole e allora lei si arrabbiò di brutto. Partì in quarta e trovò Panacea in ginocchio, assorta in preghiera. Accecata dall’ira cominciò a colpirla con quel che capitava, pugni, sassi, il bastone da pastorella. Infine, afferrò il fuso e con quello trafisse più volte la ragazzina. Panacea morì sotto i colpi. L’anno era forse il 1383. Si dice che l’assassina, sconvolta da quel che aveva fatto, si sia gettata da una rupe. Nessuno riuscì a sollevare il cadavere, divenuto prodigiosamente pesante. Solo quando arrivò il vescovo lo si poté mettere su un carro tirato da buoi. Le bestie si fermarono ai piedi del monte ma il proprietario del terreno non diede il permesso per la tomba. I buoi allora si diressero a Ghemme, dove le campane presero a suonare da sole.