Panariello ripesca Montagnani: «Preparo un film sulla sua vita»

«Recitava nei B-movie per pagare le cure costose del figlio malato»

da Roma

Il nome di Renzo Montagnani, ottimo attore di cinema e di teatro classe 1930, non dice molto ai giovani. Ma quanti, soprattutto gli over 40, hanno apprezzato lo scanzonato interprete del monicelliano Amici miei, ne ricordano la faccia intensa, la fisicità espressiva, la dizione perfetta. Così non stupisce che il quarantatreenne Giorgio Panariello, principe del varietà televisivo ora folgorato sulla via dell’impegno teatrale (è stato Monsieur Jourdain ne Il borghese gentiluomo di Molière), televisivo e anche cinematografico, come dimostra col dolente personaggio di Cateno nel film di Pieraccioni, voglia «accendere una luce» sull’artista di Alessandria.
Come mai vuol fare un film su Renzo Montagnani?
«Mi rendo conto che Montagnani non è stato Gassman, o Manfredi. Più che altro, era un caratterista. Ma è stato lui a venirmi incontro, a un certo punto della mia vita, e non per caso».
Come ha «incontrato» quest’attore caduto nel dimenticatoio?
«Quando avevo qualche chilo in più, mi dicevano che gli somigliavo. Poi ho preso a frequentare un ristorante romano tappezzato di foto sue. Montagnani ci andava spesso e così ho appreso le vicende tormentate della sua vita. La coincidenza mi colpiva e ho cominciato a pensare a un film sulla sua storia di attore e di uomo».
Un film per il cinema o per la televisione?
«Ancora non lo so. Ho affidato a Marco Giusti le ricerche sul personaggio. Spero di trovare uno sceneggiatore, che mi aiuti a scrivere il soggetto. Presto parlerò con la famiglia di Renzo, per la questione dei diritti».
Parlava di vicende tormentate...
«Sì. Montagnani ha dato le sue prove migliori in teatro, con autori classici come Brecht, Pirandello, Svevo. Il teatro era la sua vita. Ma poi, quando suo figlio si ammalò di una rara malattia genetica, ci fu bisogno di cure costose. Fu così che scivolò nei film pecorecci. Ha interpretato film “rosa” per curare il figlio. A un certo punto cominciò a bere troppo, a fumare troppo. È morto prematuramente, per il dispiacere».
Che cosa le piace dell’attore Montagnani?
«Quel modo malinconico di porgersi. L’ho adorato nel personaggio di Don Fumino. Era capace di passare da Plauto a Dürrenmatt con una disinvoltura rara, soprattutto oggi».
Crede che ai giovani possa interessare, un film su un attore, non protagonista, in voga negli Anni Settanta?
«La storia di Renzo Montagnani può essere la storia di chiunque. Alcune biografie hanno un carattere ecumenico. E poi, ai giovani piace Quentin Tarantino. Non è stato lui a sdoganare i film di serie B, interpretati proprio da Renzo?».
Nella maturità, vira verso l’impegno?
«Dopo l’esperienza di Matilde, in tivù, ho capito di avere corde più spesse».