Pancalli: «Il calcio deve cambiare in fretta»

nostro inviato a Torino

C’è un mondo che Luca Pancalli, il commissario del calcio, sente più suo ed è quello degli sport che non siano pallone, meglio se un po’ bistrattati. Ieri il commissario si è preso un giorno di vacanza per tuffarsi nei mondiali della scherma a Torino e ritrovare anche il mondo dei disabili. «Una boccata d’aria pura», prima di presentarsi oggi a Coverciano per incontrare gli azzurri e metter a punto il problema del premio mondiale. Aria pura magari inquinata dallo sgarbo Rai allo schermidore azzurro disabile, oscurato proprio quando ha messo piede sulla pedana. I disabili hanno ancora tanto da soffrire.
Nell’agenda calcistica di Pancalli i problemi sono invece altri. Il commissario ne ha parlato a ruota libera, ricordando i primi giorni del suo lavoro: «Un inferno, piangevo solo con me stesso. Non sapevo come ne sarei venuto fuori. Adesso, invece, comincio a divertirmi. La Federcalcio sembrava proprio di un altro mondo. Ora comincia a essere più simile a tutte le altre federazioni e il lavoro prende forma».
Ma nessun sospetto, Pancalli ha chiarito tutto al ministro Melandri: «Esaurito il mandato voglio tornare al Coni e ai disabili». Intanto ne approfitterà per andare a vedere le partite degli azzurri. «Solo quelle», sottolinea. E con la speranza «di non dover avere un problema Donadoni». Lo dice aggrappandosi all’idea che il ct vinca le prossime partite. «Speriamo che ce la faccia, così si va avanti tranquilli». In questo momento le sue forze sono volte alla necessità di mettere a punto tutto il piano federale. «Convocherò quanto prima l’assemblea perché tutti capiscano che bisogna cambiare in fretta». Quindi riscrive delle regole per l’elezione del presidente con la cancellazione del diritto di veto («in altro caso si rischia il commissario ad acta», dice non proprio con tono di minaccia, ma lasciando intendere a chi deve) e il ritorno ad una normalità. «Il calcio ha bisogno di normalità. Spero che tutte le componenti capiscano di dover cambiare per adeguarsi alle norme. Noi siamo il Paese del fatta la legge, trovato l’inganno. Nel calcio ogni cosa è sovradimensionata. Me ne accorgo quando parlo: basta un respiro e sono titoloni. Se tutto rientrasse finalmente nella logica di uno sport, forse il calcio ne avrebbe un vantaggio». Insomma l’idea è quella di riportare il calcio nell’alveo del Coni, di concedergli i suoi vantaggi e le sue priorità, ma ricordando che non può essere un mondo totalmente a parte, negli usi e costumi ma soprattutto nelle leggi, rispetto al resto delle federazioni.
Unico dubbio: «Non so se riusciremo a chiudere il mandato per il 28 febbraio. Stiamo provandoci». Tanto dipenderà, fa intendere, dalla disponibilità del mondo del calcio a cambiare faccia e facce.