Panchine: Mourinho tratta Ranieri come un Barnetta "qualsiasi"

&quot;Perché dovrei abbracciarlo? Lo riceverò con cortesia Non sarà Ibra-Del Piero, è una partita come le altre&quot;. Ranieri: <strong><a href="/a.pic1?ID=308033">&quot;Pagherei io per vincere Mou? Molto italianizzato&quot;</a></strong>

Appiano Gentile - Signor Mourinho, ha voglia di rispondere una volta per tutte a questa domanda? Ma l’Inter è Ibrahimovic dipendente? Cioè, è vero che vince solo se Ibra gioca bene?
«No, non è vero. Infatti Ibra gioca sempre bene, ma l’Inter non vince sempre».

Magico Mou. A poco meno di tre mesi dalla sua prima partita ufficiale, 24 agosto Supercoppa contro la Roma, resiste alla grande, mai banale. Sembra qui da anni e anni, se l’è presa con Monaco, con Barnetta, ci ha fatto sapere quanto guadagna compresi gli extra, dalle tasche ha estratto a sorpresa un foglietto e un crocefisso che hanno fatto scandalo, ha mandato Baresi al suo posto, e ancora non è passato ai miracoli. Il primo potrebbe essere quello di riuscire a perdere lo scudetto con questa rosa, in assoluto la migliore che abbia mai avuto. E questo amore senza ostacoli per Ibra comincia a diventare sospetto, magari ha in mente di portarselo dietro quando, prima o poi, lascerà Milano. Intanto è qui e la cosa che più ha colpito è stata l’ansia che subito ha scatenato la sua eventuale noia verso il nostro calcio. Non è simpatico a tutti, ma tutti o quasi hanno capito che uno così fa bene.

Sulla rivalità con Ranieri, nata a Londra quando fu proprio Mou a sostituirlo al Chelsea, e proseguita in Italia («Ha settant’anni, il suo calcio non può migliorare»), ieri ha detto: «Abbracciare Ranieri? Perché? Io sono il padrone di casa e lo riceverò con la cortesia che si deve. Gli stringerò la mano come ho fatto con tutti gli altri. A Coverciano ci siamo parlati lontano dalla stampa e dallo spettacolo e quello che ci siamo detti sono fatti nostri. Il rapporto fra me e Ranieri è un problema nostro, non vostro». Una risposta talmente semplice che appare banale. E ad Adriano che si è imbizzarrito dopo aver segnato il gol del 6-2 a un Portogallo che non si reggeva in piedi, e ha chiesto chiarezza da parte della società, Mourinho ha risposto che ha ragione: «Lo convoco. Tutti i giocatori che non sono infortunati o squalificati, sono convocati. Ma un giocatore come Adriano è giusto che pretenda di giocare, lui ha delle qualità. Io sono completamente d’accordo con quello che ha detto e non penso che abbia sbagliato tempi e modi per dire certe cose. C’è Inter-Juve ma poteva dire quello che voleva in qualsiasi altro momento, lui deve avere l’opportunità di giocare. E se non trova una squadra che lo fa giocare, è giusto che abbia la possibilità di cambiare club». Una risposta che un po’ disarciona chi se la sente dare.

Comunque ha dovuto anche trattare temi molto più profani, tipo Inter-Juve: «Una partita come un’altra, sbaglio o vale tre punti? Vale tre punti. E non è Mourinho contro Ranieri e neppure Ibrahimovic contro Del Piero, è Inter-Juve».
Gli hanno subito ricordato che lo aveva detto anche alla vigilia di Milan-Inter: una partita come un’altra. Persa, l’unica.
Nessuna reazione.

Allora gli hanno ricordato tutte le dichiarazioni dei bianconeri che hanno perfino anticipato gol e marcatori. A questo punto Mou ha raccontato un aneddoto, fatto che ultimamente non accadeva più così spesso, e questo ritorno alla quotidianità un po’ ci ha rincuorati: «Una volta mi è già successo. Allenavo il Porto. Il presidente del Benfica prima della partita disse il risultato finale, sicuro che ci avrebbe battuto. Come è andata? Ha perso». E quando gli hanno ricordato che loro arrivano bei carichi, lui ha risposto: «Da quando alleno ho sempre sostenuto che la mia squadra è la più forte del mondo, era così in Portogallo, era così in Inghilterra, è così adesso che sono in Italia. Ma non mi va di ripeterlo, se ve ne siete accorti, io questa settimana sono rimasto zitto».
Eppure è stata la settimana di Inter-Juve, contenuti tecnici e tanti soldi, due fra i dieci club più ricchi del mondo. Una società di consulenza ha stimato che il loro fatturato aggregato rappresenta circa un terzo degli introiti complessivi di tutta la serie A. Quasi dodici milioni di tifosi in Italia che crescono a vista d’occhio, aumentati di un milione solo nell’ultima stagione. Fra diritti tv e sponsor portano a casa complessivamente 300 milioni di euro all’anno, quasi equamente divisi. Insomma come si fa a dire che è una partita come un’altra signor Mourinho? E poi ancora non ci ha detto cosa le piace di questa Juve?
«Cosa mi piace? A me piace di più l’Inter», e poi se n’è andato.