Panda, Tokyo li affitta: Pechino intasca milioni

La diplomazia degli animali: prestito esoso di due esemplari a uno zoo della capitale giapponese. Il
governatore: "Tutto il mondo li ama. E forse avremo uno sconto"

L’affitto è un tantino caro ma credo che Cina e Giappone siano nazioni che sanno fare bene i loro conti economici e finanziari. Se i giapponesi sono intenzionati a spendere un milione di dollari per avere una coppia di panda maggiore, da collocare nei propri giardini zoologici, l’impressione è che il Sol levante non voglia unicamente rendere felici i milioni di bambini che si recheranno negli zoo dove i simpatici «orsacchiotti» verranno ospitati, ma che dietro alla manovra possa esserci qualche avvicinamento politico tra nazioni storicamente prive di grande armonia.

Fatto sta che il Giappone vedrà ben presto il ritorno dell’animale simbolo di pace e distensione (oltre che dei rischi che corrono le specie animali in generale), presso il suo giardino zoologico di Ueno. Shintaro Ishihara, governatore di Tokyo, ha ammesso che il prezzo dell’affitto è effettivamente altino, ma si è affrettato ad assicurare che gli amministratori stanno valutando positivamente uno sconto di 50mila dollari. Del resto, la motivazione ufficiale circa i costi lievitati anche nell’affitto dei panda, risiede nell’onorevole fatto che questi danari saranno integralmente impiegati nei vari progetti di conservazione di una specie a costante rischio di estinzione e, la maggior parte, sarà devoluta alla ricostruzione del santuario danneggiato durante il disastroso terremoto del 2008 che ha colpito la provincia del Sichuan.

Il governatore giapponese ha dichiarato che all’amministrazione nipponica giungono continuamente «pressanti richieste» volte a ottenere soggetti di panda maggiore per i giardini zoologici nelle vicinanze di Tokyo, i cui cittadini, specie i bambini, piangono ancora a calde lacrime la morte dell’ultimo panda vissuto nel parco zoologico di Ueno, il celeberrimo (in Giappone) Ling Ling, che ha lasciato questa terra per il celestiale bambù l’anno scorso. La ferita provocata dal decesso di Ling Ling è ancora aperta e mr. Ishihara, riferisce l’agenzia giapponese Kyodo, ha stroncato qualunque polemica affermando che «i panda sono largamente minacciati d’estinzione e tutto il mondo li ama». Quanto dice il governatore è vero e lo è ancora di più per paesi come il Giappone che, di solito, sono estremamente rispettosi dei diritti umani e, contrariamente alla maggioranza delle nazioni asiatiche, hanno a cuore il benessere degli animali, specie di quelli simbolici. Non per nulla, dopo la morte di Ling Ling, avvenuta a 22 anni per un attacco cardiaco, bambini e genitori di tutto il Giappone hanno continuato a inviare regali e ricordi allo zoo di Ueno, cosa che dura ancora oggi. La grande gabbia vuota di Ling Ling è rimasta «sua» e oggi un grande ritratto del panda troneggia al centro contornato dai regali che arrivano e dai rami di bambù che lui preferiva.

Anche con i giapponesi, che sono già in fibrillazione, l’accordo prevede che i panda siano solo ed esclusivamente in affitto e che un giorno torneranno nella nazione madre assieme agli eventuali figli generati. La Cina ha sovente concesso in affitto i panda per finalità politiche, tanto che è nota da decenni una vera e propria «diplomazia del panda». Quando il primo ministro britannico Edward Heath si recò in Cina nel 1974, aveva due missioni importanti da compiere: riallacciare i rapporti del Regno Unito con la Cina comunista, e ottenere due cuccioli di panda per lo zoo di Londra. La mancata realizzazione di una di queste missioni avrebbe significato un vero e proprio fallimento diplomatico. Specie la seconda.