Il pane fresco finisce nella spazzatura

Marzia Fossati

Due inservienti si appostano furtivi dietro una riga di cassonetti dell’Amiu in corso Firenze, e, mentre uno li scoperchia, il suo compare vi introduce lesto alcuni enormi sacchi, prima di rintanarsi nell’enorme edificio retrostante. Il luogo del delitto è la scuola elementare Mazzini di corso Firenze. L’ora le 3 di pomeriggio. Ma i sacchi misteriosi, seppure non contengano le vittime di un qualche efferato assassino, ma solo pane, 7 chili di panini all’olio ancora freschi e profumatissimi, sempre delle «vittime» nascondono: le vittime della gestione distratta e «sprecona» delle mense scolastiche da parte del Comune di Genova. É infatti Tursi a decidere quali siano le ditte affidatarie degli appalti per la fornitura del cibo alle scuole comunali, rendendosi complice di eventuali sprechi di cibo che non suona eccessivo definire delitti, ancorché di natura alimentare. É stato un affezionato lettore del Giornale a rendersi conto del contenuto dei sacchetti che, in plastica trasparente, non hanno potuto nascondergli la verità sul loro contenuto. E a questo punto, resosi conto dello spreco, non ha esitato a recarsi a parlare personalmente con il direttore della scuola interessata. Il quale, dal canto suo, ha convenuto sull’inutilità di un tale quotidiano sciupìo di risorse alimentari e monetarie, affermando però di non poter in alcun modo porvi rimedio, visto che tutto dipende dal Comune, e promettendo di prendere qualche provvedimento in merito. Provvedimento che è stato preso, se i sacchi trasparenti dei primi avvistamenti, avvenuti a ottobre, sono stati subito sostituiti da sacconi neri dell’immondizia per celare il loro imbarazzante fardello a ulteriori occhi indiscreti.
Il nostro lettore si dice convinto che si tratti della punta di un iceberg, circostanza questa prontamente confermata dall’insegnante di una scuola materna del Levante genovese, testimone di sprechi indecorosi come chili di frutta buttati nella spazzatura o litri di minestra gettati nel lavandino, perché, si sa, i bambini non mangiano tutto e il cibo fornito alla mensa è sovrabbondante. Ma il dato triste è che, mentre fino a pochi anni fa tutto ciò che avanzava veniva consegnato agli istituti e le associazioni che si occupano dei non abbienti e dei senzatetto, oggi, non si sa perché, queste convenzioni sono state abolite e gli ordini sono perentori: buttare via tutto, tutti i giorni, nella spazzatura.