Panico meningite In Veneto si scatena la corsa al vaccino

I medici assicurano: «L’epidemia è stata bloccata»

da Treviso

Man mano che i giorni passano, il rischio di ulteriori casi diminuisce.
Ma la meningite è una brutta bestia e nel Trevigiano in questi giorni c’è stato un vero e proprio assalto ai posti di pronto soccorso abilitati a somministrare i farmaci in grado di prevenire l’esplodere della malattia.
La morte del quindicenne Theodoros Kosmatos e il ricovero in ospedale di altri sei giovani (più uno dalla diagnosi ancora sospetta) con in comune il fatto di essere stati, nella notte tra l’8 e il 9 dicembre scorso, alla birreria Kaltenberg di Pederobba e al circolo privato Rumba di Farra di Soligo, hanno provocato una sorta di panico organizzato in tutta la Marca.
Panico, perché in qualche caso si è esagerato un pochino, come a Montebelluna, dove il sindaco, Laura Puppato, pretendeva di rinviare una festa giovanile prevista in un palasport al fine di prevenire un ipotetico contagio (richiesta respinta). Eppure la macchina sanitaria veneta, che ha coinvolto le tre Usl di Conegliano, Montebelluna e Treviso, ha dimostrato di saper fronteggiare egregiamente emergenze di questo tipo. La Regione ha rifornito prontamente gli ospedali dei farmaci necessari e l’onda d’urto dei pazienti non ha creato contraccolpi particolari.
Sì, è stata una vera e propria onda d’urto, perché potrebbero essere almeno un migliaio le persone interessate alla profilassi anti-meningite. A cominciare da coloro che nei giorni scorsi sono stati in contatto con la vittima, vale a dire i compagni di scuola, gli insegnanti, gli amici, i familiari. E, ancora, tutti coloro che in quella fatale notte hanno avuto la sfortuna di andare a folleggiare nei locali di Pederobba e di Farra di Soligo, focolai del contagio, entrambi chiusi a titolo precauzionale con un’ordinanza dei sindaci dei rispettivi comuni. I gestori hanno collaborato con le autorità sanitarie e si sono dati da fare per contattare tutti gli avventori e invitarli a sottoporsi alle cure del caso. Sono stati poi appesi cartelli in varie lingue (il portatore sano faceva parte della comunità ispano-americana della zona), con le istruzioni da seguire.
Perché il virus viaggia con facilità devastante, come sa bene una delle ragazze ricoverate a Treviso, alla quale è bastato un bacio per mettere in discussione la vita. Ora, fortunatamente, i medici l’hanno dichiarata fuori pericolo.
Grazie anche all’organizzazione puntuale messa in piedi dalla Regione, l’epidemia dovrebbe essere stata bloccata e comunque isolata. Ieri non sono stati segnalati nuovi casi e ogni ora che passa senza novità è un punto a favore dell’ottimismo. Così come ottimista si è detto Gianni Gallo, responsabile dell’ufficio Sanità e igiene pubblica di Treviso. «Sono migliorate - ha spiegato - le condizioni delle due persone ricoverate all’ospedale di Treviso. Il terzo caso è stabile e l’episodio sospetto resta tale. Dall’altra mattina non abbiamo più avuto ricoveri né a Treviso, né negli ospedali di Montebelluna e Conegliano. Al momento la situazione sta migliorando e questo ci fa ben sperare».
Tutti i contagiati sono considerati fuori pericolo, ma ci vorrà ancora qualche giorno prima di considerare definitivamente conclusa l’emergenza. La paura non è ancora passata.