Panico su tutte le Borse nonostante gli interventi di Fed e governi centrali

In Europa maglia nera a Parigi, perdite record anche per Milano. Nemmeno dopo l’11 settembre si era caduti così in basso. Tutti i settori sono stati colpiti

da Milano

Poco prima delle 16 italiane, che corrispondono alle 10 negli Stati Uniti, l’indice Dow Jones ha infranto la soglia psicologica dei 10mila punti: la prima volta dal l0 ottobre 2004. E da lì, in una spirale di vendite, la valanga ha travolto il mercato, che ha continuato a sprofondare fino a quota 9527, per risalire ai 9955: sui tabelloni sono rimasti numeri drammatici, meno 3,58% il Dow Jones, meno 4,34% il Nasdaq.
Ma il crollo americano era annunciato da ore. Perché fin dal mattino si era innescata quella reazione a catena che, nei crolli, fa cadere tutte le Borse del mondo, una dopo l’altra, seguendo il ritmo dei fusi orari. Ha cominciato l’Asia, poi si è propagata all’Europa, infine ha chiuso Oltreatlantico. Per prime sono sprofondate Tokio (meno 4,25%), Hong Kong (meno 5%), ma anche Shanghai, Seul, la Borsa indonesiana (meno 10%). Nell’America Latina la Borsa di San Paolo, che ha subito cali superiori al 15%, ha sospeso le contrattazioni. Misura adottata, nelle ore successive, anche a Mosca.
In Europa non si vedevano perdite di tale consistenza dal 19 ottobre del 1987, anche allora, combinazione, un lunedì. Nero. L’indice che misura la capitalizzazione delle Borse europee, il Dj Stoxx 600, ha perso il 7,23%, che tradotto in euro rende maggiormente l’idea: 444 milioni di euro. Poco meno dell’intero pacchetto Paulson da 700 milioni di dollari tormentosamente varato negli Stati Uniti. E proprio a queste misure le Borse mondiali ieri hanno impresso una clamorosa bocciatura, dimostrando di non credere alla sua capacità di essere risolutivo. Ieri la Federal Reserve ha assunto un’iniziativa senza precedenti: nell’ambito del piano di soccorso, la Banca centrale americana inizierà a pagare gli interessi sulle riserve delle banche commerciali, cercando così di convincere gli istituti a mantenere un ammontare più elevato di riserve presso la stessa Fed. Inoltre, l’istituto di Washington aumenterà il valore delle linee di credito con scadenza a 28 e 84 giorni che mette a disposizione delle banche 150 miliardi di dollari, ricorrendo al sistema delle aste. Una manovra analoga è stata decisa dal dipartimento del Tesoro, che aumenterà il numero di aste di titoli di stato che emette per il finanziamento del debito pubblico. In tutto, ieri si è deciso di aumentare l’immissione di liquidità a 900 miliardi di dollari.
In Europa, la piazza peggiore è stata Parigi, meno 9,04%, ma ovunque le perdite sono state rovinose: Francoforte meno 7,07%, Londra meno 7,85%. Tutti i settori sono stati colpiti, non soltanto quelli bancari, finanziari e assicurativi. Il panico ha travolto i mercati, e nemmeno le misure antispeculative che hanno posto limiti alle vendite allo scoperto sono riuscite a frenare l’emorragia.
Perdite record anche a Milano: con il suo meno 8,24% Piazza Affari ha scritto il peggior risultato da quando esiste la serie storica di Borsa italiana (1994). Nemmeno l’11 Settembre del 2001 fu tanto disastroso, perché allora, dopo il crollo delle Torri gemelle, gli indici cedettero poco più del 7%. Il Mibtel ha toccato i livelli del maggio 2003. Crollate banche (non solamente in Italia, ma in tutta Europa); il mercato ha bocciato con un meno 5,9% il piano di ricapitalizzazione di Unicredit varato nel fine settimana. Sempre meglio di Intesa Sanpaolo, che ha bruciato l’11,2% del suo valore. Ma le stesse banche sospettano l’una dell’altra: la dimostrazione è che i tassi sul mercato interbancario, in rialzo da mesi, ieri hanno segnato nuovi massimi, e l’Euribor a una settimana ha aggiornato il top degli ultimi sette anni, al 4,885%, mentre il tasso a tre mesi ha fatto segnare il nuovo massimo dal 1994, al 5,345% dal 5,339%. Sono franate anche azioni considerate tradizionalmente stabili, come Eni (meno 9,66%) o Atlantia (meno 10,5%). Nel pomeriggio sedici titoli sono stati contemporaneamente sospesi per eccesso di ribasso.
Il sempre più fondato timore di recessione mondiale ha fatto scivolare il petrolio sotto i 90 dollari al barile. Sul mercato dei cambi, l’euro ha segnato i minimi sul dollaro da 13 mesi, scivolando sotto un rapporto di 1,35.