Panke: «Noi, leader tra i marchi premium»

Piero Evangelisti

All’inaugurazione del Salone di Ginevra, aperto fino a domenica, Bmw, oltre a togliere i veli ad alcune importanti novità, come alla Z4 M Coupé e alla Z4 Roadster (anche M), ha ritenuto giusto ripercorrere alcune tappe della sua straordinaria storia di costruttore di motori.
Il compito è ovviamente toccato a Burkhard Goeschel, membro del board, da molti anni responsabile dello sviluppo (non per nulla è anche il «papà» delle Bmw a idrogeno), che è partito da lontano, ricordando le origini dell’acronimo del colosso di Monaco: «Bayerische Motoren Werke», fabbrica bavarese di motori, per primi quelli aeronautici, che hanno lasciato traccia indelebile nel marchio della casa, quell’elica bianca e blu inserita in un cerchio. E sono stati i motori a costituire le fondamenta del solidissimo «premium brand» di oggi, seguiti negli anni , in questa meticolosa e inarrestabile edificazione, da design, tecnologia e altissima qualità costruttiva. Prestazioni e sportività non hanno mai abbandonato i progettisti Bmw nel loro lavoro, un’opera che a Ginevra trova l’ennesima consacrazione sotto diversi profili.
Cominciamo ovviamente dalle nuove automobili, e la scena è tutta per la Z4, la due posti made in Usa presente con la gamma ora completa. In anteprima mondiale, dopo una preview a Detroit come concept, c’è la Coupé, già pronta nella versione M, sportiva senza compromessi, nella più autentica tradizione Motorsport, equipaggiata di un sei cilindri, 3.2, che sviluppa una potenza massima di 343 cv, lo stesso propulsore che viene montato anche sulla Z4 M Roadster , proposta con alcuni ritocchi stilistici. Entusiasmanti si preannunciano le esperienze di guida a cielo aperto da vivere con questa cabriolet che vanta una velocità massima limitata a 250 orari. Sulla aggressiva ed elegante Z4, in abito «coupé», c’è anche il debutto del motore 3.0 si da 265 cv, premiato con l’«Engine of the year award», il più prestigioso riconoscimento mondiale destinato ai motori. Ma la tecnologia di Bmw è già più avanti, e a Ginevra ha dato la luce all’ultima evoluzione del suo 3 litri, 6 cilindri in linea (la motorizzazione montata su oltre la metà delle auto della casa di Monaco), per la prima volta dotato di tecnologia biturbo, con iniezione diretta della benzina regolata dall’esclusiva «High precision injection», sistema che elimina completamente lo sgradevole «turbo lag» di solito generato dalla sovralimentazione con turbocompressore. La potenza massima è di 306 cv, 400 Nm la coppia; debutto previsto il prossimo anno, con performance straordinarie, per il momento soltanto calcolate dai tecnici di Bmw sulla base della Serie 3. Si chiama «Concept Geneva» la star sullo stand della Mini al Salone, un’automobile complessa per le numerose missioni che le sono state affidate. Innanzitutto, risulta intuitivo dal nome, quella di essere un riconoscimento alla rassegna elvetica, vetrina da sempre ideale per una vettura di questo tipo. In secondo luogo, alla «Geneva» è stato assegnato il compito di essere l’auto celebrativa dei 100 anni dalla nascita del geniale Alec Issigonis, divenuto «Sir» dopo aver creato, oltre 40 anni fa, la prima Mini.
La «Geneva», poi, è un po’ l’anticipatrice di una futura Mini station, alla quale toccherà il compito non facile di rinnovare le glorie, tutte molto british, ottenute in passato con Mini Traveller, Mini Countryman e Mini Clubman Estate. In futuro non sarà più possibile applicare modanature in legno sulla carrozzeria, come accadeva su alcuni di quei modelli, ma la concept Mini presenta già soluzioni oltremodo accattivanti per il «leisure», il tempo libero. A cominciare dal portellone diviso in tre parti fino al «cargobox» inserito nel bagagliaio, scorrevole e dotato di coperchio trasparente, che, una volta sollevato, svolge la funzione di divisorio tra la zona passeggeri e il vano di carico.