Pannella ci riprova: la Bonino al Quirinale

Cappato: è l’unica che può sfondare nell’elettorato del centrodestra

Laura Cesaretti

nostro inviato a Fiuggi

Dal podio del congresso dei socialisti parla Marco Pannella, fluviale come sempre, e fa brillare la mina solo all'ultimo minuto, quasi tra le righe, prendendo di sorpresa anche i suoi. Prima proclama la fedeltà della Rosa nel Pugno, il nuovo soggetto radical-socialista, a Romano Prodi. «Il nostro programma è lui», dice, non quel volumone di buoni propositi che si sta perigliosamente elaborando nella coalizione. Poi invece butta una fragorosa manciata di ghiaia negli ingranaggi dell'Unione: dopo il voto, ricorda, bisognerà eleggere il nuovo presidente della Repubblica. E «mentre Bertinotti e D'Alema si contendono la presidenza della Camera, non mi pare che la faccenda Quirinale sia oggetto di trattative nel centrosinistra», fa notare. Sottolineando implicitamente che per ora la coalizione è ben lontana dall'avere un candidato forte e non azzoppato dai veti incrociati (quello ds che si oppone ad Amato) o dalle vicissitudini bancarie (vedi caso Unipol per l'aspirante D'Alema); tant'è che si trastulla con l'ipotesi di riproporre Ciampi.
Pannella invece un candidato forte ce l'ha, anzi una candidata: Emma Bonino, la popolare ex commissaria Ue che spopolava nei sondaggi del '99 sul Quirinale. E allora, dice il leader radicale, perché non chiedere che - come si è fatto per il premier e per il sindaco di Milano - l'Unione promuova le primarie? Così la Rosa nel Pugno potrebbe lanciare un nome capace di «rappresentare tutta la forza della nostra storia», e di raccogliere un consenso che va ben oltre quello del simbolo del partito, «è l'unica capace di sfondare anche nell'elettorato del centrodestra», assicura il radicale Marco Cappato.
Roberto Villetti, a nome dello Sdi, fa sapere che la proposta «va incontro a un'opinione assai diffusa nel Paese, che è favorevole all'elezione diretta del capo dello Stato». Istituto che però ancora non esiste. Ma se l'ipotesi lanciata a sorpresa da Pannella prenderà corpo, non sarà facilissimo per Prodi dire di no, e nel centrosinistra si aprirà una nuova grana. Cosa ne pensi Emma Bonino non è chiaro, «sicuramente si arrabbierà», scherza Pannella. Lo si capirà oggi, quando lei, la diretta interessata, parlerà al congresso socialista. Che ieri è stato arringato, con tanto di standing ovation, anche dal giovane segretario radicale Daniele Capezzone. Capace, con le sue battute su Berlusconi che «sembra il mago do Nascimento di Wanna Marchi» e con la sua proposta di una manifestazione contro il Concordato, di mettersi in sintonia con l'irrequieta platea socialista meglio del suo maestro Pannella, abituato a essere religiosamente ascoltato per ore intere dai radicali. Da Fiuggi, Pannella vorrebbe anche lanciare un «grande Satyagraha gandhiano», uno sciopero della fame di massa in cui coinvolgere anche i dirigenti dello Sdi, contro la «legge vergogna» che impone alla Rosa nel Pugno di chiudere le proprie liste un mese prima degli altri partiti e di raccogliere centinaia di migliaia di firme per presentarle. «Digiuno? Marco ci è abituato, ma io morirei!», scherza il magrissimo Villetti. Che dal podio attacca i ds che con la candidatura di D'Ambrosio mostrano di avere poco «a cuore i principi dello Stato liberale», riproponendosi come «partito delle toghe».